—Volete che vi facciamo lume per le scale?

—No, no.

Poco dopo la porta si richiuse e la signora Adelaide rimase al buio.

Si sentiva la testa pesante forse per quello stufato di agnello, che le avevano fatto mangiare quasi a forza, perchè aveva dovuto mettersi a tavola colla famiglia della signora Giovanna, la quale, tutta compresa della propria buona azione, voleva assolutamente essere obbedita. Quel pomeriggio era stato lungo. La signora Giovanna, salita solamente colla Gemma a vedere la morta prima che la mettessero nella cassa, aveva poi forzato la mamma a discendere con lei per sottrarla almeno allo strazio dell'ultimo distacco.

Adesso tutto era finito.

Il trasporto di Tina aveva avuto luogo verso le sei abbastanza decentemente; i casigliani si erano prestati ad una colletta, don Pietro aveva aggiunto il resto, ma nel viso melanconico pareva anche più severo. La signora Adelaide, annientata da tutta quella novità, non sentiva più che un gran freddo nell'ossa e qualche cosa come un velo intorno alla faccia, che le annebbiava la vista. Solamente le era rimasto un tremito nelle mani dopo quello sforzo di aiutare la signora Veronica a mettere Tina nella cassa, mentre il sole riempiva tutta la stanza della propria fiamma.

Adesso invece le scale erano buie.

Ella saliva adagio, aiutandosi colla mano nel muro quando un piede mal fermo le si spostava sui mattoni slabbrati degli scalini e la faceva traballare nella paura improvvisa di cadere.

—Non ci deve essere in casa nemmeno un mozzicone di candela,—mormorò.

Era la prima idea; pel resto sapeva che avrebbe trovato la casa in ordine; che cosa poteva infatti esservi sossopra? Ma la signora Veronica aveva spazzato persino il pavimento e spolverati i mobili per quella sua smania della pulizia e per rispetto della morta.