—Vedete, io tengo tutto pulito in casa mia,—aveva ripetuto parecchie volte:—questa volta però è un'altra cosa. I morti non ci appartengono più; la gente, che viene a vederli, è come se entrasse in chiesa, ci vuole molto rispetto, molto rispetto.

L'altra non aveva capito bene.

Invece la morte le accresceva senza misura quello sbigottimento di abbandono da tant'anni così profondo nella sua vita. Colle mani ciondoloni, le gambe che le mancavano sotto, stava a guardare ritta, o si muoveva sempre troppo tardi per aiutare in qualche cosa. E il suo gesto era così stanco che la signora Veronica le ripeteva:

—Lasciate, lasciate.

Era vero, se ne accorgeva anch'essa. Aveva pure sentito con nuova amarezza di non soffrire come se lo era immaginato; i suoi occhi non si gonfiavano di quelle lagrime che sembrano forarli, il suo cuore non aveva urlato nello spasimo della disperazione, che non vuole essere consolata e si consuma nella propria impotenza.

Quindi cedendo alla violenza della signora Giovanna, che nel trarla di lì tornava a spiegarne il motivo con tutti, era sembrata quasi una delle tante madri incapaci persino di fingere il dolore della propria maternità perita forse nella miseria da troppo tempo. La signora Giovanna stessa ne aveva ricevuta una cattiva impressione, mentre le figlie sorridevano talvolta con quel sorriso involontario della gioventù dinanzi a coloro, che non sono più niente nella vita; ed è quasi la stessa ironia, come all'apparire di un cane randagio, spaurito, in una qualche strada popolosa: la gente gli urla subito dietro, i monelli l'inseguono, finchè un cane più forte gli si avventa, e allora tutti ridono. Perchè? È cattiveria? È così. Ma davanti a certe tragedie, coloro che non sono affatto disposti ad entrarvi, vogliono vederne il dolore, altrimenti si fanno più duri.

Ella taceva. Seduta colla signora Giovanna sul canapè della stanza coniugale, aveva udito benissimo il tramestio dei becchini nelle scale troppo strette per la cassa, e tutte le porte si aprivano sui pianerottoli, la gente discendeva; poi il tonfo cupo dello sportello, quando la cassa sospinta da cinque o sei mani scivolò dentro il cassettone della carrozza nera, aveva per un istante coperto il vocìo della strada, e poco dopo il cavallo si era allontanato battendo sonoramente i ferri sulle lastre.

Pallida, si era alzata per andare alla finestra: ma la signora Giovanna lo aveva impedito.

—No, no, non istà bene: i vicini ne riderebbero.

Nelle scale il silenzio era profondo. Sempre colla mano al muro giunse sull'ultimo pianerottolo, e si fermò tastando guardingamente l'uscio della signora Veronica; ma era chiuso.