—Porta teco il lume, lo lascerai in fondo alle scale.
—No, quel signore non ha chiusa la porta perchè non ne ho udito il tonfo. Giù al primo piano gli Arrighi, che sono sempre desti, se ne saranno accorti.
Questa preoccupazione cresceva in loro di minuto in minuto: per vincerla Tina spinse l'altra verso l'uscio, ma qualcuno batteva leggermente la porta del pianerottolo. Era la signora Veronica.
—Siete alzate ancora? Non mi sano ingannata,—disse colla sua voce chioccia ed insinuante:—Uscite, signora Adelaide? Terrò io compagnia alla Tina finchè torniate, o verrà lei da me. La bambina non vuol quietarsi.
—Ho detto alla mamma di comprarle dei cioccolatini; vedrete che si calmerà.
—Allora andate, aspetteremo,—l'altra si affrettò a rispondere, tirandosi da parte per lasciarla passare; e l'ascoltarono discendere le scale con un passo così lieve che appena lo si udiva.
* * *
Appena furono nella cucina, la fanciulla andò al camino e bevve d'un fiato tutto quel bicchier d'acqua.
L'altra guardava sempre coi grandi occhi grigi di gatto nel viso tondo e grasso dalle labbra sporgenti. Era vestita di un vecchio abito di flanella a righe scure, dentro il quale il suo corpo pareva insaccato; e infatti la carne le si ammassava ai fianchi sopra la guaina lenta della sottana, mentre le mammelle non sorrette dal busto cadevano mollemente sul ventre, confondendovisi.
Con un gesto abituale si grattò sopra la fronte fra la discriminatura dei capelli.