Ma Tina aveva paura di parlare dinanzi a lei che forse aveva già giudicato. Nella sua testa pesante pel digiuno quella disgrazia interrotta da un mirabile caso diventava quasi più dolorosa nella immutata certezza dell'indomani, e la fanciulla tornava a tremarne, come se ancora sentisse sul collo il soffio caldo di quell'uomo, che le frugava violentemente nel seno. Poi si ricordò la sua esclamazione: oh non hai nemmeno la camicia! provandone nuovamente la stessa vergogna, più acuta forse che di essere stata così fra le sue braccia, quantunque egli dovesse avere già prima indovinato tutta la loro miseria.

Ma anche la miseria ha limiti, oltre i quali il suo dolore raddoppia.

Le sfuggì un sospiro.

La signora Veronica disse:

—Dove è andata la signora Adelaide? Al Pavone?

—Sì.

—Ditemi che cosa le avete ordinato.

—Io! nulla.

—Avete torto di trattarvi così; al mondo bisogna stare meno peggio che si può, adesso mangerete, appena torni la signora Adelaide. Vedrete che sa scegliere.

Dall'altro appartamento si udiva sempre il pianto sommesso della bambina. La piccola voce non cresceva, non diminuiva, simile a quella di un rivolo, che s'ingorghi in una chiavica; ma forse per questo la fanciulla ne provava una impressione sempre più penosa.