—A vederla.

L'altra tacque.

Allora, davanti a quella indifferenza, l'orgasmo le cadde: tornò a sedersi. Ma Tina si avvide che l'altra la scrutava con quegli occhi grigi, pieni di una luce fredda. Infatti il viso della fanciulla era così alterato che sarebbe stato impossibile non accorgersene: tratto tratto dal fondo delle sue pupille azzurre una fiamma dardeggiava come sotto un soffio; aveva le labbra livide e il seno le ansava. Adesso l'ombra di quei due cerchi sotto gli occhi le si allargava per le guance, confondendosi colla oscurità della bocca.

Nessuna delle due parlava più.

La ragazza sentiva che l'altra non avrebbe potuto accettare il racconto di quella inverosimile fortuna: d'altronde la cosa avverrebbe egualmente; domani, posdomani? Come spiegare la cena, che la mamma avrebbe portato fra poco? Anzi tale elemosina troppo grossa diventava un nuovo motivo d'incredulità, mentre domani un altro, il secondo, non farebbe certamente così: e allora? La sua testa si confondeva, il sangue tornava a batterle sul cuore con lunghe onde spaventate.

Tina distinse lo scalpiccìo della mamma.

Appena nella cucina la signora Adelaide respirò rumorosamente, ma ansimava: dal tovagliolo chiuso nel suo pugno colle quattro cocche riunite un odore vaporava sottilmente.

—Buono!—esclamò la signora Veronica, levando il naso all'aria.

—Vedrai, Tina,—rispose la mamma con una certa volubilità nella voce,—vedrai che bella costoletta sono riuscita a portarti. Era l'ultima, a quest'ora, che restasse nella cucina, poi vi ho fatto io stessa un contorno di patate arrostite nella leccarda col ramerino. Guarda: ho anche una doppia porzione di maccheroni e del lesso di manzo.

—Non vi sarete già dimenticata i cioccolatini?