—Ti pare?

E trasse da una tasca profonda della sottana una bottiglietta bianca, piena di un liquido rosso.

—È alchermes, ne berrai un sorso dopo cena, perchè il vino non è gran cosa: però ho dovuto pagarlo in ragione di quarantadue soldi al fiasco. I ladri! scommetto che non ne costa loro più di venti.

Ma Tina si era già alzata, prendendo dal tavolo il piccolo cartoccio dei cioccolatini.

—Dove andate?—la fermò la signora Veronica:—Bettina si è quetata.

Infatti era vero. Allora le due donne apparecchiarono la cena, distesero una mezza tovaglia abbastanza bianca, trovarono dei piatti, dei bicchieri, delle posate; nel mezzo della tavola il tovagliolo copriva ancora colle punte riunite tutta la cena, solo il pane ne rimaneva fuori, una grossa pagnotta dorata, che la signora Adelaide aveva portato sotto il braccio.

—Andiamo, signora Veronica,—disse la mamma,—favorite con noi: c'è poco da assaggiare, ma qualche cosa c'è.

La signora Veronica fece un gesto dignitoso di riserbo, ma l'altra, che la conosceva, le spinse innanzi un piatto colla posata migliore, poi accarezzò la testa di Tina. Evidentemente la testa scottava, perchè alzò subito la mano e una incertezza le passò sulla faccia pallida: la sua fronte si curvò un'altra volta umilmente.

Tina, col capo appoggiato sulla palma sinistra, guardava nel vuoto.

—Adesso bisogna cercare dentro il tovagliolo,—proruppe allegramente la signora Veronica;—non basta aver capito dall'odore. Volete che faccia io? Una volta ci avevo un certo garbo.