La fanciulla trasalì e rispose quasi violentemente:
—No.
Successe un silenzio.
La mamma, non osando parlare, accettò dalla signora Veronica la propria parte di costoletta; nel piatto ne rimaneva ancora un pezzo con alcune patate per Tina, ma questa ascoltava nuovamente il pianto della bimba, che il dolore all'orecchio aveva destato. Pareva un cagnino che uggiolasse, e il suo lamento era così monotono che non vi si intendeva alcun appello. Soffriva indarno, abbandonata. Tina ci pensava con un senso quasi di rancore crudele, mentre poco prima il suo cuore se n'era commosso sino a piangere dentro di tenerezza. A che pro? Nella vita v'è sempre qualcuno che nasce non si sa perchè, solamente per soffrire i capricci degli altri, che lo allevano anch'essi senza motivo, perchè questo è l'istinto. Bettina aveva pianto sino dal primo giorno; quindi la madre vi si era abituata e, senza essere peggiore delle altre, non aveva per lei che i riguardi, coi quali si trattano i cani ammalati: una certa condiscendenza soccorrevole, che fa piacere a chi l'esercita come una prova della propria bontà. Null'altro: se il cane guarisce, il trattamento ridiviene quello di prima. Tina non si ricordava di essere mai stata ammalata, sebbene non avesse mai avuto troppa vivacità, e adesso le pareva di non sentire da moltissimo tempo il bisogno di mangiare. A che cosa serviva dunque comprare una simile cena, quando non si riusciva a mandarla giù? Invece le altre due avevano fame: ella le guardava senza dispetto e senza invidia, quasi con una pietà, che non avrebbe saputo spiegarsi, nel vederle così incapaci di comprendere la sua angoscia di quel momento. Anch'ella era sola come Bettina, quantunque non guaisse, non piangesse; ma invece aveva un gran freddo sotto la sottana, mentre quel piccolo dolore alla mammella si faceva sempre più sottile come se un ago ne forasse tratto tratto il tenero bocciolo.
—Mangia dunque quest'ultimo pezzo di costoletta, altrimenti ti riprenderà il male di stomaco,—disse la mamma.
—La mamma ha ragione, cara mia: bisogna mangiare, altrimenti le cose si veggono anche più in nero. Vedete, quando io ho mangiato, e adesso non avevo fame, considero le mie circostanze sotto un altro punto di vista: mi pare che qualche cosa verrà ad aiutarmi.
—Che cosa vi aspettate?—chiese la ragazza.
—Non lo so, non sono come voi, che potete ancora sperare tutto. Voi siete bella.
—Ah! questo poi sì,—esclamò la mamma.
—Alla vostra età non si ha che a volere. Io e la signora Adelaide non siamo più donne… mi scusate eh! signora Adelaide, mi è sfuggita. Quando si è giovane invece, e per giunta si è bella, gli uomini diventano matti per noi, si può fare qualunque fortuna. Un po' di testa, ecco il necessario, e si arriva dove si vuole. Allegri, Tina!