—Come volete.
—Bettina?
—Si è subito calmata: le ho messo un cioccolatino in bocca per ricompensa. Vedrete che si addormenta.
—Così dormirò anch'io.
* * *
Sul pagliericcio accanto alla mamma Tina invece non dormiva.
Siccome la griglia era rimasta aperta, la luce della notte diventava più serena, entrava pei vetri a rischiarare la camera. Sul letto non avevano che una vecchia coperta imbottita, dalla quale nel giorno si vedevano uscire per gli strappi i ciuffi biancastri della lana, ma in quella stagione, già mite, era più che sufficiente. Anzi Tina, cacciandovisi sotto, ne aveva provato sulle prime una inconsueta oppressione.
Poi la madre aveva insistito per sapere che cosa desiderasse l'indomani, perchè di quei quattro scudi le rimanevano ancora diciassette lire, una somma relativamente enorme nella loro abituale miseria; ma la ragazza non aveva più voglie.
Il suo spirito era rimasto come sconnesso dalla violenza di quella scena senza che dal cuore le si alzasse alcuna voce di rimprovero contro la mamma, giacchè tutte e due si amavano ancora con la tenacità così frequente nelle vite povere, che condensano in uno solo tutti gli affetti. La fanciulla infatti non si ricordava quasi più i giorni lontani, dai quali lo stormo delle speranze aveva potuto involarsi gaiamente pel cielo, ma dopo era sempre stato presso a poco così, una caccia ostinata ed infelice ai pochi soldi della loro esistenza quotidiana, discendendo nella miseria come dentro ad un pozzo oscuro, nel fondo del quale un'acqua morta rifletteva le loro due figure.
Improvvisamente la mamma si volse: con ambo le mani le prese il collo e la baciò silenziosamente.