Perchè vi restava ancora?
Il pranzo eccellente non gli era costato che tre lire, tutto compreso: bisognava uscire, trovare un modo, un piacere, per ingannare il tempo sino all'ora del treno.
Quando si alzò, la sua alta statura e il lungo pastrano, che il cameriere troppo piccolo stentava a porgli sulle spalle, attirarono l'attenzione della sala; passò dritto, a testa alta fra le occhiate, sentendovisi quasi crescere, ma già preso da un vago bisogno di essere con qualcuno.
Fuori l'aria si era fatta rigida, benchè l'inverno fosse oramai trascorso. Via Calzaioli si affollava di gente sotto la viva luce dei fanali, fra quel chiacchierio delle ore serali, che pare fatto di prime confidenze nella tregua del lavoro quotidiano. Gli uomini camminavano adagio, le donne avevano un indefinibile languore nel passo, dalle vetrine uscivano barbagli, molte finestre erano illuminate, qualche fiacre correva al piccolo trotto, mentre alcune cacciatrici notturne, già scese nelle strade, passavano negli abiti vistosi, col volto vivido di vernice e gli occhi troppo aperti, che guardavano in faccia agli uomini con una insistenza interrogatrice.
Ma nessuna lo tentò.
In quella strada, fra quella gente, a quell'ora, esse non erano che una miseria, alla quale poteva solamente arrestarsi qualcuno di coloro, che essendo troppo soli hanno troppa fretta; egli invece avrebbe potuto facilmente imbattersi in qualche amico di affari, e stava benissimo.
Preferiva di andare al caffè. Ma l'onda lenta della folla lo prese senza che quasi se ne accorgesse, trascinandolo per quella vecchia strada illustre, della quale sapeva a memoria tutte le ditte. Nel cielo scuro le stelle brillavano lontanamente, l'aria frizzante tratto tratto gli pizzicava il viso con una carezza, che gli scendeva fin dentro a destare qualche brivido nel caldo del pesante pastrano e fra i tenui odori femminili vaganti. Alcune teste di donne sorgevano come apparizioni tra la folla: capelli bruni dorati, guance bianche, illuminate da un sorriso; e bagliori uscivano dagli occhi, dietro le labbra dai denti candidi, mentre le teste si piegavano mollemente e un fremito pareva correre lungo le mantiglie, giù per le gonne, sino al selciato. La notte non era ancora di primavera, ma qualcuna delle sue inquietudini passava nell'aria come un soffio. Egli notò che nella luce di quell'ora i vecchi parevano più vecchi e i fanciulli camminavano dando la mano ai parenti con insolita gravità. Evidentemente quasi tutta la folla si trovava nella sua condizione, in quel tiepido benessere del dopo pranzo quando si obliano le cure e si sta per chiedere un qualche piacere alla notte. La gente girellava senza un motivo preciso: fra poco la maggior parte si sarebbe decisa per i clubs o per i caffè, per i teatri o altri ritrovi, a riprendere la solita vita notturna più breve, più vacua, ma più acuta forse che quella stessa del giorno. Soltanto le piccole famiglie, troppo povere per concedersi altri svaghi dopo quello della strada, rientrerebbero presto nelle case per andare a letto, portandovi inconsciamente l'acredine tentatrice di qualche visione balenata fra la moltitudine e dileguata quasi al disopra di essa, dentro l'ombra di una grande carrozza.
Egli girava a caso. Involontariamente la sua giovinezza lo faceva seguire per qualche tratto una figurina di donna, svelta ed elegante, che fendeva la folla senza vederla, al braccio di un signore; ed era come una pagina di romanzo, che gli si aprisse improvvisamente dinanzi agli occhi coll'irresistibile prestigio dell'amore. Altre donne non guardava. Come quasi tutti i giovani, che nati poveri dovettero subito lottare per il pane della vita, egli sentiva adesso con una acutezza più dolorosa l'invidia contro le classi superiori, alle quali il lavoro e la fortuna avevano potuto avvicinarlo senza ottenergli mai la più piccola dimestichezza con una signora, perchè davanti a qualunque di esse perdeva anche la poca disinvoltura imparata negli affari. E se ne rodeva intimamente.
Una malinconia lo vinceva a poco a poco.
Da via Calzaioli errò per altre strade, trovandosi finalmente in Lungarno. Il fiume non aveva un murmure, nella notte non passava un alito. Egli non era abbastanza colto per sognare dinanzi ai vecchi ponti, che cavalcavano il fiume, mentre dal fondo della tenebra i colli lontani si alzavano in un'ombra più densa, giacchè sapendo antica la vera bellezza della città non aveva mai avuta la tentazione di comprare una guida e preferiva le vie moderne, larghe e bianche nella lindura della nuova ricchezza.