Quindi sognava una vincita al lotto o un altro vecchio buono come quel signore, che le accogliesse nella propria casa; ella, la mamma, sarebbe diventata la sua governante, e Tina avrebbe potuto educarsi meglio. Quasi sempre il sogno si fermava lì, perchè Tina toccava appena i dodici anni. Infatti alla fanciulla mancava ogni istruzione, benchè avesse imparato quasi misteriosamente a leggere e a scrivere fra quella gente così varia, povera e cupida, che rinnovava ogni giorno gli stessi espedienti per la conquista della fortuna o della sua illusione. Una esperienza breve ma singolarmente ricca la rendeva già una fanciulletta simpatica e servizievole, capace d'intendere a volo le difficoltà di un caso, nel quale bisognava tacere o ritirarsi, pronta a cogliere qualunque simpatia, come soltanto i ragazzi poveri sanno. Ma anche questa non era in lei che una abilità istintiva, affinata dal bisogno, senza che il suo cuore se ne rendesse ben conto.
La fanciulla cresciuta in quei bassi fondi, così pericolosi alla innocenza, serbava ancora il proprio incanto mattinale, benchè sapesse tutto quanto si cerca indarno di nascondere alle prime curiosità dell'anima come una malattia vergognosa. E invece accade spesso che i fanciulli passano da contrabbandieri i confini abbandonandosi a scorrerie, dalle quali tornano con la febbre nel sangue: hanno imparato senza provare, sognato invece di vedere; quindi la loro coscienza si appanna e il pensiero si perverte; diventano cinici essendo ancora vergini, finchè, sfioriti per sempre, non si ubbriachino all'olezzo del primo fiore raccolto sulla via, già sgualcito chissà da quante mani.
* * *
Tina aveva appreso le miserie e le colpe della vita dallo spettacolo continuo al quale doveva assistere per trarre i mezzi di vivere.
Fra quella gente gittata nell'equivoco di tutte le avventure o appiattata pazientemente nell'agguato di una continua frode, le parole erano spesso più sincere dei fatti, e i bambini partecipavano ad ogni scena, come piccoli attori già soggetti alle necessità del teatro, ricevendo più busse che baci, soffrendo talvolta la fame anche nelle gozzoviglie, ove gli altri si ubbriacavano.
Tina stessa aveva dovuto provarlo, prima di essere accolta come apprendista da quella bustaia.
Poichè alla mamma era capitato per un'estate di villeggiare presso una famiglia di signori, Tina entrò come servetta presso due vecchie zitellone, che vivevano di una piccola rendita fabbricando fiori di tela per le chiese. Il servizio non sarebbe stato troppo greve, ma l'umore delle padrone era così tristo che la fanciulletta ne sofferse fino ad ammalarsi. Le pareva di essere prigioniera in quella casa silenziosa, ove nessuno entrava mai a portare dal di fuori una parola, e le due vecchie, invece d'insegnarle, si guardavano l'una l'altra quasi con muto stupore, rifacendo tutto quanto ella aveva fatto.
Quindi si nascondeva disperatamente negli angoli a piangere col cuore gonfio. Mattina e sera, le due vecchie prima di uscire per andare in chiesa chiudevano tutte le imposte, tutti gli usci e, girando a doppia mandata la chiave nella toppa, le ordinavano severamente di non aprire le finestre, di non fare rumore. Allora la fanciulletta, invasa da una strana paura, avrebbe voluto gridare al soccorso, gittandosi nelle braccia di qualcuno che venisse a liberarla. Ma la casa era tutta chiusa. Ella restava quindi nella saletta d'ingresso sopra una panca a pensare nel proprio abbandono, finchè si metteva a piangere nuovamente, con l'orecchio teso ai rumori della scala, come se dei fantasmi salissero spaventosamente insino alla sua porta. La sua immaginazione esasperata dal lungo patimento tremava dinanzi a misteriose figure, sotto certi soffi freddi, che le gelavano tutto il sangue, mentre quella saletta a poco a poco si mutava in un sotterraneo di prigione, dalla quale non sarebbe più uscita.
La mamma non le aveva ancora scritto. Dov'era? Che cosa le era accaduto?
Un mattino volle andarsene senza sapere dove si sarebbe rifugiata, ma esse non lo permisero, avendo promesso di custodirla sino al ritorno della mamma nel mese di ottobre; e siccome Tina insisteva, la più vecchia la colpì sulla testa col regolo di ferro, che serviva a tagliare la carta dei fiori.