—No, mamma.

Tina era ancora più pallida: quel riposo tormentato della notte, anzichè rifarle le forze, aveva finito col mettere nella sua debolezza un'ultima prostrazione: vedendola un'altra volta allungarsi sul letto la mamma disse:

—Non ti alzi?

—Mi alzerò.

—Io avevo pensato che avresti bisogno di un paio di camice, di un abito, delle scarpe, ma non ci restano più che dodici lire. Ne ho dato due per acconto anche al fornaio: che cosa ne pensi?

—Come vuoi comprare tanta roba con così poco?

—Capisco anch'io.

E la ragazza sentì che l'attacco ricominciava. Quel piccolo dramma della notte non le si era ancora appannato nella coscienza, che già la vita glielo ripresentava con la solita inesorabile insistenza. Si guardarono. La ragazza conosceva troppo bene la mamma per credere a tutto quello che diceva: probabilmente non le rimanevano nemmeno quelle dodici lire, perchè doveva averle spese in altro che nel pranzo della giornata. Poi era golosa: non lo negava nemmeno, ma cercava una scusa a questa ultima debolezza nell'esaurimento cagionatole da quel lungo male.

La signora Veronica sopraggiunse per dire di aver parlato nelle scale con le Arrighi, e che nessuno si era accorto di nulla la sera innanzi.

—Si vede che è un signore intelligente: un altro forse nell'andarsene non avrebbe badato più che tanto, perchè gli uomini dopo sono tutti così. Ho alzato Bettina, sapete…