—Portatemela!—esclamò Tina.
—Alzatevi voi piuttosto e venite da me. Abbiamo combinato con la mamma di cucinare insieme: ho trovato degli asparagi nella bottega della Carlotta, li faremo col burro, una delizia che ci costerà poco: e per voi, Tina, c'è una sorpresa. Alzatevi dunque: debbono essere le nove, abbiamo una magnifica giornata di sole.
—Ma come si fa ad uscire di giorno così vestite?…
—Aspettate, aspettate, tutto verrà poi: che diavolo! Credete che la possa durare così, quando si è giovani?
Appena Tina fu alzata, ridivenne più melanconica. Nella casa c'era un po' di tramestìo; le due vecchie si davano da fare per il pranzo, perchè volevano averlo pronto a mezzogiorno. Le porte dei due appartamenti rimanevano aperte. Tina prese il caffè col latte bagnandovi dentro una pagnottella, poi tornò nella camera per ravviarsi i capelli con un mozzicone di pettine. Siccome la mammella le doleva ancora lievemente, si ricordò il sogno della rosa, che quell'uomo giovane le aveva piantato con tutto il gambo dentro il capezzolo facendone uscire goccia a goccia il sangue e la vita. Era ancora così pallida, cogli occhi stanchi, cerchiati dalla stessa ombra turchiniccia. E il sogno la riprendeva. Lentamente si sbottonò il corsetto come per cercare la ferita, mentre le pareva di essere un'altra volta seduta sulla porta di quella chiesa, nella quale la gente entrava a fiotti. Infatti quel giorno era domenica. Così seduta, con la mano sulla mammella, quasi nell'atto di arrestarne il sangue, guardava la propria immagine con un sorriso simile ad un brivido. Qualunque cosa potesse ancora accaderle, ella era già ferita: ma perchè quell'uomo le aveva piantato una rosa rossa nella mammella?
Invano Tina cercava di comprendere il significato di questo sogno non ancora dissipato nel mattino: tuttavia non pensò di parlarne colla mamma per una ripugnanza, che le era subito venuta appena uscito quel signore.
Una paura aveva sconvolto la sua piccola anima, passandole come un vento freddo le carni.
Ma Tina riconobbe il passo della signora Veronica nella cucina:
—Ho di già bollito gli asparagi,—questa disse dall'uscio:—Ebbene, Tina, è meglio parlarne subito, perchè la cosa riesca. Io e la mamma avevamo pensato a fare un piatto dolce: volete scegliere quello che so fare benissimo, un timballo con le bucce dei piselli cotte e passate allo staccio? I piselli li abbiamo già per la minestra: la mamma invece sarebbe per un latte alla portoghese. Ditemi voi, Tina, che cosa gradite meglio?
La sua voce era carezzevole, ma i suoi occhi la scrutavano. La fanciulla ebbe daccapo un imbarazzo sotto quello sguardo.