Avevano quasi finito di pranzare.

Per la finestra aperta della cucina entrava un bel raggio di sole primaverile, mentre nell'altra camera quasi buia la piccola Betta biascicava ancora la poca porzione di timballo, che la mamma le aveva recato dentro al piatto stesso degli asparagi per fare un solo viaggio. Ella diceva così, e grassa, pesante com'era, quella minima distanza le sembrava un vero viaggio.

Ma Betta aveva ricevuto queste insolite leccornie senza fiatare, dispettosa in cuor suo di capire che fossero dovute a qualche fortuna di Tina, la quale anch'essa l'aveva abbandonata con quell'ultima cattiva risposta.

Invece nella cucina la conversazione finiva facendosi più lenta in quella prima beata soddisfazione di un pranzo cucinato senza i soliti risparmi. La sorpresa preparata dalla signora Veronica per Tina non aveva però avuto il trionfo, che si poteva sperarne, giacchè la ragazza, davanti alla novità di una frittata alla confettura, se n'era sentita anticipatamente disgustata.

—Capisco,—diceva la signora Veronica col suo fare importante,—la vostra impressione: vi pare che con l'olio lo zucchero e i pochi canditi non leghino. Anzitutto i canditi vanno sempre bene, come i baci.

—I baci,—ripetè Tina sorridendo.

—Già. Alla vostra età, fresca come siete, volendo, attirereste i baci come l'aleatico attira le vespe: basta lasciarseli dare da coloro, che avendone maggiore voglia, sono nel caso di cavarsela anche se un po' caruccia, perchè da povera ragazza stracciata si diventi presto una signora di quelle alle quali gli uomini corrono dietro, quando si sono ben seccati con le altre. Come mai i signori si divertirebbero con le loro dame, che hanno da pensare ognuna alla propria famiglia o farsi riguardo di cento cose prima di concedere un appuntamento?

Tina e la mamma ascoltavano sorprese da quel tono professorale, che sembrava compiere il trionfo della signora Veronica sulla fine di quel pranzo, realmente da lei sola voluto e preparato. Con un gomito sulla tavola, gli occhi accesi, il mento sul dosso della mano sinistra, ella parlava assaporando quasi le parole. La superiorità era così palese, che le altre due non tentarono nemmeno di resistere.

—Non volete prendere il caffè? Andrei io giù a farmene riempire una mezza cocoma al Leoncino d'oro,—disse la mamma.

—No, bisogna saper resistere: oggi abbiamo fatto abbastanza baldoria da pari nostre: aspettiamo qualche altra occasione vicina. Perchè non vicina? Io lo credo. E poi, vedete, quando si è veramente mangiato, come oggi, mentre gli altri giorni facciamo le finte di mangiare tanto per mantenerci vive, il caffè solo non basta. Ci vorrebbe anche il bicchierino di cognac. Se sommate tutto questo, ne vien fuori un orrore. Ma era proprio così brutto, Tina, quel signore?—le si rivolse improvvisamente.