—Se fossimo ragazze adesso io e voi,—concluse la signora Veronica sorridendo,—eh! vi dico io che faremmo presto fortuna colla nostra esperienza.
Tina si alzò perchè il dialogo pareva finito. Il suo volto era tornato pallido. Betta dall'altra camera non aveva ancora fatto il più piccolo rumore. La piccina aveva ascoltato e capito tutto? Tina se lo chiese con un inquieto sentimento di vergogna come dianzi, quando voleva chiudere la porta. La brutalità di quelle spiegazioni l'aveva quasi soffocata, ma nella miseria avviene sempre così: non si può essere delicati.
Era andata alla finestra.
Qualcuno passava già vestito a festa, il cielo era vibrante di serenità, un sole di primavera accendeva sorrisi dappertutto, sui tetti, sulle gronde, sui muri, sulle selci. Altre donne stavano alla finestra; incontrò i loro sguardi e le parve che la scrutassero.
—Vedete che bella giornata oggi, bisognerebbe poter uscire,—le disse la signora Veronica dietro la schiena.
—Perchè pensarci? non si può.
—Io ho un abito ancora in buono stato, ma a voi non istà bene, non potrei prestarvi che la camicia, il meno necessario, perchè non si vede. Invece sono le scarpe, i vestiti, che più occorrono. Bisognerà pure decidersi a qualche cosa.
—Che volete?
—Io… niente. È per la vostra mamma che ve lo dico: ma io avrei una idea per aiutarvi.
—Non potevate dirmelo prima?