La signora era magra, con tutti i capelli neri e due occhietti rotondi, vividi: vestiva modestamente e mostrava una franchezza, che rendeva anche più dura l'espressione della sua fisonomia. Quindi, senza attendere l'invito, si gettò sul pagliericcio del canapè ed allentò i nastri scuri del cappellino, che la stringevano sotto il mento.
Con una occhiata rapida e sicura aveva già valutato quanto era nella cucina: le altre due rimanevano imbarazzate.
—Le scale sono un po' erte,—disse quasi scusandosi la Veronica.
—Il peggio è che sono lisce, e non conoscendole c'è da sentirsi mancare sotto un piede.
—Noi ci siamo avvezze.
—Lo credo.
Successe una pausa.
La signora Cesarina sembrava cercare con lo sguardo.
—La ragazza è di là, nella mia camera, da Bettina,—disse la signora
Veronica: vado a chiamarla.
—Aspettate: ma perchè non vi accomodate anche voi altre?