Tina seduta sull'erba del prato accanto alla massaia guardava giù verso il rio nascosto, che serpeggiava nella valle.

Improvvisamente un pigolìo rotto da strida tormentose la distrasse. Era una torma di pollastrelli, che inseguivano una piccola gallina zoppa, dalla cresta appena simile ad una riga di sangue sulla testina tutta bianca, ma un'ala rotta e mezzo aperta le strisciava sul terreno, diventando più grande che tutto il resto del suo corpo. La chioccia, grossa e rossastra, colla cresta ricurva, che le batteva sopra un occhio, era rimasta un po' indietro dalla torma così stridula ed accanita contro quella piccola sorella ferita chi sa da chi. Si distinguevano i galletti dalle gallinelle agli occhietti di fiamma e alla cattiveria, che la paura e lo spasimo della perseguitata rendevano impaziente. Che cosa era accaduto? Ella pensò che si disputassero qualche cosa, ma non vide nulla. La gallinella tentava di fuggire col becco aperto, strascinandosi dietro l'ala e la zampa rotta per riparare dentro gli spini della siepe, che circondava il campo sulla strada; però doveva attraversare una larga terra piantata di formentone e di fagiuoli. Tina tremò che non vi arrivasse; poi non si sarebbero cacciati anche gli altri fra la siepe? Come la sua zampa e la sua ala ammalata vi avrebbero potuto penetrare?

La chioccia si era fermata beccando le larghe foglie di un'erba, che aveva un fiorellino giallo sopra il gambo sottile, senza accorgersi di quella scena.

Tina vide la gallinella cadere due o tre volte incespicando nei gambi dei fagiuoli, e quindi sparire sotto tutte quelle zampe e quei becchi furiosi.

—Perchè fanno così?—chiese con le lagrime agli occhi, tirando la massaia pel grembiale.

—È la sciancatella: giovedì nella strada le passò sopra una ruota di baroccino; non è più buona a nulla.

—L'ammazzeranno.

—I pollastrelli sono vivaci, bambina mia,—rispose la massaia sorridendo.

Ella invece si era alzata ai lamenti, che salivano da quel tumulto fra il verde dei fagiuoli e del formentone. Non si vedeva più nulla: galletti e gallinelle si pestavano l'un l'altro cacciando innanzi il becco, si saltavano sul dosso e ne scivolavano fra nuovi scoppi di collera: due galletti si battevano già coi petti tentando di ferirsi sulla testa.

Subitamente la sciancatella sbucò di sotto a quella rissa riprendendo la corsa verso la siepe come se una forza nuova la spingesse; ad ogni moto si vedeva la zampa rotta torcersi nello sforzo di stringere qualche cosa fra le dita per spiccare lo slancio, e invece restava più indietro dell'ala mezzo aperta come un ventaglio dalle stecche fracassate. Ma gli altri la inseguivano senza requie: un galletto bianco, colla cresta rossa, dentata, che spiccava vivamente su tutto il suo candore, le correva a fianco per fermarle colle zampe l'ala ferita, mentre col becco s'ingegnava di colpirla nel collo.