Ma l'altra non si fermava; oramai era a pochi passi dalla siepe. Con uno sforzo disperato vi cacciò la testa, e allora tutti le furono nuovamente addosso; l'ala rotta non poteva entrare nel vano, nè coprire il piede ferito, che vi rimaneva dietro, disteso come morto. Tina stentò a frenare un grido. L'aveva creduta quasi salva e invece si era perduta irresistibilmente. Poi quella furia si stancò, alcune gallinelle si sbandarono, la chioccia alzando la testa gittò due o tre appelli gutturali: soltanto un gruppo più accanito percoteva ancora coi becchi, specialmente quel galletto bianco, che voleva a ogni costo montarle sul dosso e sembrava impazzire nella collera di non riuscirvi. Gli altri si ritraevano già lentamente, minacciandosi fra loro. Si udiva la sciancatella stridere, perchè adesso le beccavano il piede senza che potesse nemmeno nasconderlo sotto l'ala, che il galletto bianco le schiacciava con tutto il proprio peso. Uno spasimo le contorceva il collo, mentre colla testa dentro il viluppo degli spini tentava di spingersi più avanti, ma le forze le mancarono e col becco aperto non mise più che un rantolo lungo di agonia.
Tina era sempre in piedi.
Il suo piccolo cuore si sentiva gelare nello spettacolo di quel lento assassinio; avrebbe voluto tirare daccapo la massaia pel grembiale; ma il suo viso calmo, immobile in un altro pensiero, le metteva quasi paura.
Allora fece qualche passo per discendere nel campo, poi si arrestò ad un moto dell'altra: come rispondere se questa le avesse domandato che cosa voleva? Tina stessa non lo sapeva.
Uno strido più acuto la ferì e vide il galletto bianco indietreggiare, mentre l'ala si celava tra gli spini. La fanciulla si portò ambo le mani alla bocca dalla contentezza. Ma anche il galletto si era cacciato nello stesso vano.
Nuovamente la testa della sciancatella sbucò dalla siepe: voleva fuggire pel campo cercando qualche ricovero più sicuro, gli spini tremavano e oramai tutto il collo ne era fuori, quando un altro galletto rosso vi saltò sopra. Tina scorse quella testa fra due zampe con un'altra testa, che le batteva sopra oscillando. Chiuse gli occhi.
Dopo su quella testa vide il galletto bianco beccare dentro il buco vuoto dell'occhio; la testa si muoveva ancora, ma non strideva più.
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La mattina sulle dieci, quando Tina ebbe finito di vestirsi, sentì una improvvisa debolezza; la mamma e la signora Veronica se ne accorsero.
—Che cosa hai?—quella chiese.