Infatti non pensava quasi più nulla di quanto si era figurato nella notte.
Quel primo, profondo mutamento della donna, dopo il quale nessuna riconosce più se stessa, si era in lei compiuto indossando quegli abiti di un'altra donna, che avevano forse servito più volte al medesimo scopo.
Dov'era? Dove andava?
Anche la mamma non era più la stessa.
La fanciulla n'ebbe una sensazione così acuta che si voltò; ma la signora Adelaide, già vestita con una gonna e uno scialle della signora Veronica, andò allo specchio per accomodarsi il fazzoletto sulla testa: Tina pure vi tornò per l'ultima volta. Era pallidissima, con una fisonomia quasi impietrita: nullameno si accorse d'essere bella.
Partirono. Nella stanza deserta non rimaneva più nulla di loro, che andavano avanti.
* * *
Per la strada nessuno le guardava.
Tina ne provò una oppressione anche maggiore. La sua piccola testa era sconvolta; a certi momenti le pareva persino impossibile di essere uscita per andare in casa di quella donna, che conosceva appena, e che aveva promesso cento lire. Come mai gli uomini avevano simili capricci per una ragazza sconosciuta, sapendo che dinanzi a loro non può che tremare di paura e di ripugnanza? Per cento lire ella non sarebbe più stata come prima, senza che questo fosse nemmeno un sacrifizio, poichè non se ne sentiva dentro l'orgoglio doloroso. Anzi una inesprimibile vergogna le faceva anticipatamente abbassare la testa pensando a quel signore, che nel guardarla doveva subito giudicare se con lei cento franchi fossero spesi abbastanza bene. Quindi temeva di scoppiare in pianto come la sera precedente, nell'istante supremo, sotto l'impeto di uno spasimo irresistibile.
Nella strada illuminata da un bel sole la folla passava senza badare a quelle due donne, che camminavano frettolose. Tina invece guardava nel viso alle ragazze, quasi desiderando che qualcuna potesse leggerle negli occhi e rispondere con uno di quei sorrisi, che non mancano nemmeno ai poveri nelle loro lunghe ed inutili questue. Ma l'indifferenza della gente le faceva male. E pensava: se mi gettassi ginocchioni nel mezzo della strada per dire tutto singhiozzando, la gente si metterebbe a ridere: infatti che cosa avrebbero potuto farci? Stava a lei di resistere con tutte le forze dell'anima: la mamma, che adesso camminava a testa bassa, non aveva insistito, nessuno le aveva usato violenza. Non erano stati nemmeno consigli, ma semplici osservazioni, parole dolenti di esperienza, alle quali rispondevano parole anche più tristi nel suo cuore: non l'avevano ingannata, non si era ingannata; dopo quella mattina comincerebbe per lei un'altra vita, e la signora Cesarina le comanderebbe sopra ben più che la mamma.