—Questa coperta bisogna levarla, perchè si sciuperebbe,—disse la signora Cesarina—sollevandone con ambo le mani un lembo per mostrare loro la ricchezza della frangia.—Guardate come la coperta è ampia, tocca quasi il tappeto.

Tutte e tre indugiavano dinanzi a quell'immenso letto bianco: anche la camera era quasi troppo grande, piena di un silenzio e di una penombra che turbavano.

—Ho messo le tende anche alle porte perchè non si odano rumori: quelle delle finestre sono doppie. Invece entrate in questa camera più modesta, è la mia.

—Ma è bella altrettanto!—esclamò la signora Adelaide.

—Che cosa dite? I mobili sono di noce e il letto per una persona sola. Io vivo a me, non ho nessuno. Ecco, quell'uscio mette nel corridoio d'ingresso: se qualcuno non vuol essere veduto, invece di entrare nel salotto, passa per la mia camera. Quella porta in fondo è della cucina.

Compirono il giro tornando nel salotto.

Appena dentro, la signora Cesarina si fermò dinanzi alla ragazza per accomodarle sul petto una piega.

—Potreste comprare questo abito, che vi sta alla perfezione, e anche le scarpe, sapete? Il vostro piede è quasi piccolo quanto il mio,—seguitò sporgendolo dalla veste:—vediamo, confrontiamo. Queste scarpe le ho messe soltanto due volte, ve le posso cedere per dodici lire, un vero regalo. L'abito ne costa cinquanta, ma per voi, piccina, giacchè ho preso a proteggervi, dirò a Tuda di fare un sacrificio. Ve lo cederà, è capricciosa; adesso l'abito non le piace più.

La mamma capiva benissimo che simili prezzi erano esagerati, ma non voleva contraddire e sbirciò Tina; questa anche più imbarazzata aveva abbassato gli occhi.

—Non sarete sempre così, figlia mia?—disse la signora Cesarina facendole una carezza sotto il mento:—non sareste divertente. Bisogna essere allegre almeno nella gioventù, se no gli uomini si disgustano: dite dunque qualche cosa; non avete ancora aperto bocca.