—Mio Dio!—mormorò la signora Adelaide quasi singhiozzando; ma anche questa invocazione la turbò come se non avesse più diritto a così grande parola:—Che cosa ho fatto, che cosa ho fatto!
Qualche cosa aveva ferito anche lei senza che sentisse bene dove, ma le venivano meno le forze, mentre una luce gelata, quasi d'inverno, le cresceva dentro; e si ricordò di avere un'altra volta atteso così all'uscio della mamma ammalata che il medico ne uscisse per pronunciare la sentenza di morte. Anche allora aveva tremato, poi rivedendo la mamma non le era sembrata più la stessa.
Si lasciò cadere sopra una sedia.
Il silenzio era diventato più profondo nel salotto: il pavimento di mattoni rossi aveva dei luccicori sanguigni, quantunque le tende impedissero al sole d'entrare dalla strada.
Chi aspettava dunque ancora la signora Cesarina?
* * *
Quando Tina lo vide alzare la tenda della porta, che dava nel salotto, tornò indietro per fuggire: le sue scarpine non scricchiolarono sul tappeto, girò la maniglia dell'usciolo, e dal corridoio si precipitò alla porta.
—Dove andate?—le gridò la signora Cesarina uscendo dalla cucina.
Ma l'altra scendeva già a furia le scale, e non si fermò che in mezzo alla via come dinanzi alla sensazione improvvisa della propria stravaganza.
Era mezzogiorno, per la strada passava poca gente.