Riprese la corsa. Il cuore le batteva contro il petto come un batacchio di campana, del quale ogni colpo la scrollasse, ma nè le vesti, nè il volto tradivano il profondo sconvolgimento del suo spirito. Infatti aveva potuto rivestirsi in fretta, con una precisione quasi inconsapevole, prima ancora che l'altro finisse di ricomporsi allo specchio. Per due volte si era accorta di rispondergli senza intendere il significato delle sue parole, perchè dentro le cresceva simile ad una vampa quella voglia di fuggire per essere finalmente sola in qualche luogo. Le mani le tremavano. Sentiva di essere spettinata, ma non se ne preoccupò: temeva solamente di dover tornare con lui nel salotto a parlare con la mamma e con la signora Cesarina.

Quindi era fuggita senza che gli altri potessero indovinarne la ragione.

In quel giorno e in quell'ora le strade erano piene di gente uscita a rallegrarsi nella gioia del sole, ma nessuno fra tanti le verrebbe incontro per chiederle che cosa avesse o per offrirle la propria casa come un rifugio.

Nondimeno aveva bisogno di fuggire.

Curva, col ventre quasi rattrappito da uno spasimo, che tratto tratto la faceva incespicare nelle sottane, la fanciulla si affrettava. La sua faccia smorta di un pallore di cenere, che qualcuno le avesse soffiato sino dentro agli occhi, si era irrigidita, mentre dalla bocca semiaperta pareva uscirle un'ombra come in certi ritratti. Senza saperne il motivo aveva già svoltato a sinistra per una strada anche meno affollata; il sole vi batteva nel mezzo, l'aria era fervida. Ella invece si vedeva passare la gente accanto quasi in un sogno di ombre che la spingessero silenziosamente dileguando per un crepuscolo; poi un soffio caldo le battè improvvisamente sulla faccia e qualche cosa le fece chiudere gli occhi, giacchè uno spavento le era rimasto nelle carni. Una carrozza, che veniva al trotto di due grandi cavalli bai, le fu quasi sopra allo sbocco di una piazzetta, mentre ferma nel mezzo si tastava con ambo le mani sui fianchi: che cosa aveva perduto? Il cocchiere gettò un urlo, un signore si sporse dallo sportello, ma Tina si era appena voltata senza muoversi, con quella tragica indifferenza alla quale è impossibile ingannarsi.

Infatti una vecchia le si accostò.

—Che cosa avete?—le chiese.

La fanciulla tremò, cercandosi intorno cogli occhi; la piazzetta era vuota e silenziosa. Un suono di martelli veniva da una bottega, in alto da una finestra sventolava un largo drappo bianco: ella non sentì altro, ma la vecchia la scrutava nel volto e negli abiti con la acuta prontezza delle donne quando sospettano un dramma.

Quindi soggiunse:

—Vi deve essere accaduto qualche cosa.