Allora Tina la vide finalmente dentro uno di quei bagliori, che penetrano sino al fondo dello spirito: la vecchia era sdentata, coi pomelli scarlatti. Un ciuffo di capelli bianchi le usciva di sotto il fazzoletto, e dagli occhi rotondi, acuti, un raggio sprizzava come da due punti neri.

Tina aveva capito benissimo, ma non avrebbe potuto rispondere che col nome del vicolo ove abitava: perchè? Non lo sapeva, eppure ripetè quel nome mentalmente due o tre volte.

Poi vedendo venire un prete alto, magro, cogli occhiali a stanghetta troppo bassi sul naso, ebbe daccapo paura e si mosse a destra verso una strada, che aveva riconosciuta. La vecchia invece rimase qualche secondo a guardarle dietro, quindi scosse il capo sbozzando uno di quei sorrisi incerti, coi quali spesso una curiosità si stacca da un enigma incontrato a caso per la via.

Ma la fanciulla era sfinita. Adesso quello spasimo sotto il ventre le si acuiva diffondendosi come da una scottatura, sulla quale piovessero dritti e sottili una infinità di spilli, e le gambe le vacillavano in un improvviso esaurimento.

Infatti non aveva voluto mangiare nulla a casa, malgrado le istanze della signora Veronica, che per fargli inghiottire un caffè col latte citava persino le larghe colazioni e i pranzi di nozze, prima che gli sposi rimangano soli. Poi le troppe emozioni di quella crisi avevano finito col renderla davvero ammalata.

Nuovamente quel freddo le soffiava lunghi brividi nel sangue sotto il sole, che non potevano più riscaldarla, mentre gli occhi torbidi cercavano istintivamente un luogo ove fermarsi nascosta a tutti per potere almeno appoggiare la testa. Se fosse stata in campagna, si sarebbe gittata sull'erba; ma si accorgeva invece di essere stretta fra due file di case, dalle finestre delle quali tratto tratto le apparivano volti di donne e di fanciulli.

Molte porte erano aperte e le botteghe si perdevano oscure dietro i vetri luminosi. Più innanzi, mentre passava un'altra carrozza, vide sul marciapiede un tavolino da caffè con due sedie vuote, si arrestò, ma non avrebbe potuto sedersi perchè non aveva un soldo in tasca; poi la sua figura di fanciulla in quella condizione vi sarebbe stata subito notata. Bastavano già la sua faccia e quel modo di camminare per attrarre l'attenzione. Qualcuno si rivolgeva a guardarle dietro; altre occhiate la seguivano dalla porta delle botteghe, sebbene si sforzasse di andare come il solito rasente il muro per essere meno osservata, ma la sfinitezza e quello spasimo, quello spasimo soprattutto, l'impedivano.

—Dove vado?—si chiese improvvisamente.

La mamma doveva essere uscita per correrle dietro, perchè alla fanciulla pareva di avere molto corso dapprincipio; quindi l'aria e il sole l'avevano a poco a poco calmata.

L'opacità de' suoi occhi si schiariva e la mente le si riordinava sotto le sensazioni di quella strana fuga nella strada senza che alcuno la inseguisse e senza sapere dove andasse, con quel vestito non suo. Ella non era mai stata così. Si accorgeva di apparire un'altra con quella gonna, che le pesava sui fianchi, e il respiro soffocato dal corsetto.