Poi in quell'angolo così lungi da tutto il mondo la sua anima risalì un'altra volta dalle profondità senza fine dell'ombra, come certi fiori a notte si rialzano dall'acqua alla pallida luce delle stelle. Una rilassatezza molle le toglieva di sentire ancora quella prima angoscia, quando era fuggita improvvisamente alle spalle di quell'uomo che non si ricordava più di lei. Allora le era parso di correre quasi nel delirio della morte verso un'altra ignota catastrofe: non si ricordava più della mamma nè di Betta, che l'aspettava nel lettino forse piangendo. La sua carne tremava tutta nello spasimo di una rivolta sotto la prepotenza così misurata ed irresistibile di quell'uomo, giacchè aveva subito rabbrividito davanti a lui, al suo viso rosso sopra un collo anche più rosso e villoso, vedendolo andare silenziosamente verso l'attaccapanni per levarsi la giacca.

Ritta nel mezzo ella guardava.

Era impossibile che dovesse accadere così. Il suo pensiero aveva avuto dei trasalimenti di bambino nelle tenebre, e il sangue le si era gelato istantaneamente al contatto delle mani pesanti, che la stringevano senza lasciarle nemmeno la grazia di un ultimo ritardo.

E però non aveva parlato. Ma un odio subitaneo l'aveva invasa contro quell'uomo calvo, col ventre che gli usciva dalle tracolle rosse. Perchè non le aveva egli nemmeno chiesto come si chiamava? I suoi occhi lucidi come quelli dei gatti la fissavano con tale acutezza che la fanciulla si coperse la faccia con ambo le mani.

Così, rimanere almeno così!

Adesso tornava a tremare ricordando.

I suoi occhi, le sue mani, tutto aveva dovuto diversamente soffrire prima di quello spasimo supremo, nel quale le era parso di morire, mentre in alto la sua immagine nuda affogava dentro il lucido gorgo dello specchio in una convulsione di agonia. Ma solamente allora le era fuggito il grido acuto, disperato, come se un ferro rovente le penetrasse nelle carni sino alle ultime vene, dove la vita si nasconde: poi un velo torbido le era caduto sugli occhi, e l'anima stessa non aveva visto più.

Lentamente, con un sospiro si allungò sulla grande sedia di paglia.

Stava sempre con la testa appoggiata al muro, gli occhi fisi alla immagine dell'Addolorata in atteggiamento di preghiera, ma non aveva più impeti di ripugnanza o di rivolta rivedendo ancora quell'uomo, già lontano dalla sua vita simile ad un campo devastato dall'uragano. Qualche cosa però le mancava dentro, che la rendeva dissimile, quasi irriconoscibile a se medesima. Quel lumicino verdastro come certi luccicori gemmei fra l'erba, quando la notte è più cupa, le incantava lo sguardo; non vedeva ancora, non comprendeva bene dove fosse.

Forse qualche naufrago, gettato morente sul lido, nel riaprire gli occhi alla vita la sentì così fra l'ultima furia della tempesta, mentre il mare è confuso col cielo e nell'ombra il rombo dura monotono.