La fanciulla si mosse appena.

—Ho fatto il brodo, ne volete una tazza?

—Come ti senti?—arrischiò timidamente la mamma, che avrebbe voluto prenderle una mano.

Tina indovinò l'intenzione, ma il suo volto rimase muto, mentre i suoi occhi diventati più grandi la guardavano pieni di una luce triste, simile a quella di certi tramonti, quando un giorno senza sole sta per cadere in una notte senza stelle.

—Levatevi, levatevi,—insistè l'altra.

Allora la mamma si accostò, e siccome la fanciulla fece uno sforzo per sollevarsi dal cuscino ella le tese ambo le mani.

—Tina mia!

—Ecco una cosa che non va bene!—seguitò la signora Veronica, scontenta della piega che stava per prendere la scena:—Come fate dunque voi altre a piangere sempre, anche quando ve n'è meno bisogno?

Ma si erano già abbracciate: la mamma si stringeva sul petto la figlia ritta presso la sponda del letto, coi piedi solamente nelle calze e la testa abbandonata singhiozzando.

—Come stai? Come stai?—le ripeteva sommessamente la mamma, mentre la signora Veronica cercava cogli occhi per la stanza le ciabatte della fanciulla.