Se il delitto è senza colpa, e la difesa contro di esso soltanto una necessità sociale, l'utile solo può e deve deciderne i modi e i limiti.

Infatti nessuno fra i penalisti della scuola positiva aveva osato scrivere un codice. Il loro sistema, costruito con molte osservazioni, belle e parzialmente vere, giovò solamente a richiamare il giure antico dalle sottigliezze delle analisi idealiste ad un nuovo esame degli ambienti e dei caratteri umani; e fu bene. Tutto il resto passerà indarno come la teoria della degenerazione nel genio.

Sempre, nei tempi anche meno civili, l'istinto della folla credette sorprendere rapporti fra il disordine della follia e quello del genio, poichè sono entrambi due momenti prossimi della ragione umana; visione e giudizio si combinano falsamente nell'una; imprevedibilmente nell'altro. L'uomo di genio non è l'uomo perfetto, ma l'uomo più grande. La perfezione non è della nostra vita, quantunque vi si realizzi per qualche istante, su certi punti; quindi nel genio permangono tutti i difetti dell'uomo ordinario, fors'anco più vivaci per una maggiore intensità di rapporti. Ma egli può armonizzarli in se medesimo con altre virtù, sino a compiere opere, per le quali non basterebbe qualunque altra somma d'individui. Ecco tutto il suo segreto. Però l'uomo di genio non ha nello spirito categorie ideali che manchino al resto della gente: la sua grandezza si compone nella massa delle solite relazioni sotto la legge comune, senza consentirgli il diritto di alcuna violazione.

Come vedere dunque nel genio una degenerazione?

Se il grand'uomo soffre ogni umana malattia, e ha le debolezze, commette gli errori, può compiere gli stessi delitti degli altri, ciò prova solamente che il suo genio non è una differenza, ma un grado mobile della natura, il quale s'innalza a certe ore, in date circostanze, per ricadere poco dopo nel livello comune. Difatti non in tutta la sua opera, e nemmeno nella parte migliore, la verità e la bellezza attingono la medesima purità.

Secondo il vecchio significato della parola, il genio non veniva riconosciuto che in quei pochissimi, i quali avevano potuto significare con potenza presso che uguale tutto un lato del poliedro umano: Dante, Beethoven, Michelangelo, Shakespeare nell'arte, Hegel nella filosofia, Cesare nella politica, Keplero nella scienza, Mosè nella religione: ed anche in questi uomini la sintesi fu parziale, e il sistema talmente incompiuto che si dovette ricorreggerlo. Così nel genio sentimentale dei santi la virtù non giunse mai a comporsi in un'assoluta armonia, benchè apparisse dentro un accordo meraviglioso e consolatore. Alcuni fra essi furono costretti ad isolarsi dal mondo, altri ignorarono la giustizia nella pietà, altri immolarono il corpo all'anima, altri ancora s'innamorarono del dolore con passione di amanti vedendo in esso la sola ascensione della vita.

Nè perciò furono degenerati.

La pretesa di trovare la verità nell'uomo medio è anch'essa un vecchio sofisma democratico.

Anzitutto l'uomo medio non esiste: la verità è in tutto e in tutti, sale per sfere, sfavilla nelle più alte. Il grande, il mediocre e il piccolo uomo sono lo stesso uomo, che un medesimo mistero ricinge, mentre lotta indarno contro di esso: nessuna idea necessaria manca ad alcuna coscienza, se la morte non vi sia già entrata con qualche malattia micidiale o colla sua ombra profonda; nessuno dei problemi fondamentali sarà mai sciolto da alcun uomo. Siamo tutti egualmente liberi sotto la legge che ci governa, ignari dell'infinito che ci avvolge, infelici della vita che ci sfugge, enigmatici in un enigma, del quale ogni rivelazione raddoppia in noi simultaneamente i deliri del dubbio e gli spasimi della fede.

Meglio dei delinquenti i grandi uomini avrebbero potuto scoprirsi alla nuova teoria, se invece di cercare il loro segreto nelle biografie, questa l'avesse estratto dalle opere. Ogni biografia non vale più di un'autobiografia: nella prima l'uomo è mostrato come apparve a qualcuno, nella seconda come egli stesso avrebbe voluto apparire: le biografie sono un giudizio unilaterale, monco nei fatti, insufficiente nei criteri, che quasi sempre volle dare di un uomo superiore un altro inferiore. L'autobiografia ondeggia fra l'apoteosi e la confessione, entrambe false anche se in buona fede. Ma vi è un documento senza menzogna in ogni opera sovrana. Dante bisogna cercarlo tutto dentro la Divina Commedia; in questo sforzo supremo egli giunse necessariamente alla sincerità inconsapevole, e tutto il resto, che di lui si racconta, non è più vero degli aneddoti e delle accuse paleggiate sui giornali contro gli attori viventi del nostro dramma storico. Perchè dunque alzare ogni biografia a documento di scienza per giudicare un grande uomo?