Ma io sento che per amare dovrei ascendere dall'amore umano alla passione divina, adunando tutte le torture dell'ideale intorno ad una gioia ardente e luminosa come un incendio. La bellezza è per me un velo gettato sull'anima di una donna come per il poeta biblico i soli e le stelle ne trapungevano un altro dinanzi alla faccia di Dio: nell'accordo più violento o squisito della voluttà il mio spirito si tende sempre ad ascoltare una musica più lontana, che trema anch'essa sul limite di un mondo invisibile. Per amare bisogna credere se non alle forme almeno allo spirito della vita, giacchè l'amore momentaneo è una menzogna inutile, pari a tutte le religioni rivelate dall'uomo. Dio e l'amore sono al di là.

I grandi poeti non sentirono e non cantarono mai altrimenti.

Guardate nel cristianesimo, il più profondo fra i poemi, come le figure s'innalzano per una lenta perfezione. Indarno oggi una critica prosaica ha voluto rimetterle dentro l'orbita della cronaca, quasi potesse da questa uscire il segreto della loro verità, mentre folgoreggia invece nel simbolo lungamente creato da tutta la coscienza di un mondo. Veri o falsi i vangeli non hanno che lo spunto della sinfonia, entro la quale l'anima umana si avvolgerà cantando da Cristo sino a noi dietro una processione di fantasmi salienti verso una continua più pura bellezza, giacchè non l'individuo è vero, ma il modello segreto, sul quale fu formato e cui somiglia per una gamma di gradi, che diventano la nostra fisonomia. Ognuno di noi non è che l'aborto o l'abbozzo della propria statua. Quindi gli amanti appaiono l'uno all'altro in una invisibile bellezza anzichè nella realtà della loro forma; altrimenti come spiegare l'amore? Nessuno ama il difetto come tale, ma perchè oltre di esso travede un'altra imagine e, quando questa scompare e il difetto resta, l'amore è già dileguato colla propria rivelazione.

Così la Grecia significò nella scultura la suprema verità del nostro tipo, alla quale potemmo appena giungere qualche accento; e se oggi nella bellezza noi non preferiamo più l'assoluta euritmia, è questa ancora una conseguenza del cristianesimo latente nel nostro spirito, il quale nel corpo non vede che lo schiavo dell'anima e da un vizio dell'uno assurge ad un maggiore trionfo dell'altra.

Nei vangeli le figure di Giuseppe e di Maria scoprono appena la loro linea divina sotto il volgare contorno ebraico: egli vecchio sposa la piccola vergine per farle più da padre che da marito, ma di racconto in racconto questa delicatezza del suo pensiero diventa la castità di tutta la sua vita; il marito scompare, e il padre s'innalza alla suprema spiritualità del proprio ufficio. A Maria invece appare un angelo per annunziarle che concepirà; la vergine turbata nega, preferendo la propria purezza all'onore di una maternità divina; poi cede al decreto, e il suo cuore si apre come il suo grembo. Lo spunto è così meraviglioso che resta unico nella storia di tutte le letterature, mentre nei vangeli Giuseppe e Maria, ripresi dalla volgarità della vita, sembrano quasi inutili nella educazione del figlio, finchè, da questo uscendo il Messia, dileguano inavvertiti anche alla riconoscente devozione degli apostoli. Adesso la loro immagine, scolpita da una poesia di venti secoli, diventò il tipo ideale del padre e della madre: un profondo istinto drammatico ha inventato in essi tutti i dolori e tutte le virtù, sollevandoli al disopra del sesso, nel quale l'animalità della funzione degrada inevitabilmente l'ufficio dello spirito. Che importano più i primitivi racconti, le loro lacune e le loro contraddizioni, dacchè la gente potè finalmente adorare in un simbolo le cause immediate della propria vita? se adesso un padre e una madre per sentirsi tali debbono somigliare a questo divino modello?

Guardate Maddalena: essa è una cortigiana, sulla quale l'amore degli uomini passò come l'acqua dei torrenti, deponendovi una melma: Cristo la guarda, e da quella melma non spuntano più che fiori. Ecco l'amante di tutte le nostre letterature, nella quale l'amore è una improvvisazione irresistibile e una dedizione suprema. Ella è impura, ma la passione le ridona una verginità, sa tutto e non se ne ricorda, non si offre perchè la verginità è un'attesa, curvandosi invece umilmente a lavare i piedi di Cristo per riasciugarli coi proprii capelli, mentre il suo cuore si leva già a confessarlo davanti alla folla incredula. Chi se non Maddalena ha messo nel nostro amore moderno tanta bramosia e tanto rimorso di peccato? Chi prima di lei seppe rinnovare così la propria anima ed assorgere dal sentimento della colpa all'incanto di un'altra innocenza? Dov'è nella poesia antica una figura che le somigli? In quale donna moderna non rivive?

Ma il cristianesimo era troppo pessimista, perchè tutti i suoi tipi dal sacrificio dell'amore non si perdessero nella rinuncia della vita, mentre le promesse di questa si compivano al di là della morte, e le esigenze della carne significavano il tragico ripetersi della prima caduta nel dolore e nel peccato. Fu questa la sua gloria, alla quale dovrà forse di non morire, quantunque divenisse presto il limite della sua potenza. Quando l'ideale è troppo alto, la sua forza di attrazione si attenua, e nel suo simbolo si alterano del pari la bellezza e la verità.

Come dunque esprimere veramente l'amore? Ebbene dite ad un poeta più alto di Dante e più vero di Shakespeare di riunire nella stessa scena, invece di Paolo e Francesca o di Otello e Desdemona, san Francesco e la Sulamitide, ed avrete in un simbolo nuovo il più originale fra tutti i capolavori.

L'amore è così, un impeto di fame e di fede, la più intensa sensazione della vita e il più profondo smarrimento nell'infinito. Ecco perchè i casti solamente sono voluttuosi, e il grido della dedizione suprema quasi sempre è un appello alla morte. Chi non crede non ama: se l'amore non brilla come una stella sulla cima più alta dell'anima, e la sua luce non pervade ogni vostro pensiero, e la sua fiamma non vi abbrucia il sangue dentro ogni vena: se tutte le virtù del vostro spirito e tutte le energie del vostro corpo non vibrano nel suo accordo, non crediate di amare. Avrete scelto qualcuno fra la folla, vi sarete a lui abbandonata per rimanere nondimeno sola. Come il genio e la bellezza, l'amore è una gloria di pochi: a mantenere la razza basta l'istinto animale, nell'amore invece bisogna che l'anima s'innalzi oltre quel limite, dal quale la vita discende, e cui ritorna colla morte.

Amate voi, signora?