Quale poeta in Europa ha saputo cantare il viaggio di Nansen o il volo di Andrée al polo? I rapsodi che scrissero l'Iliade non sarebbero già discesi nelle miniere per trarne il poema di un'altra guerra più lunga, con eroi non meno veri di Aiace e Diomede? Perchè Marco Polo non ha trovato come Giasone un altro Apollodoro? Perchè Pizzarro, un avventuriero ben altrimenti originale del pio Enea, invece di Virgilio ebbe Marmontel? Perchè Alfieri rifece indarno tante tragedie greche senza accorgersi che ogni cronaca dei nostri comuni era affollata di figure ben più terribilmente belle che nelle corti di Tebe e di Atene?
La poesia italiana del Cinquecento perì nella scuola sotto il peso della nuova letteratura: il Trecento ebbe Dante; dopo, invece di Shakespeare, l'Italia trovò Ariosto.
Oggi ancora l'ultima originalità ci è venuta dalla Russia, paese senza tradizione classica; ma Tolstoi vale più di Omero, perchè Guerra e pace è tutta la Russia contro Napoleone assai meglio che l'Iliade non sia stata tutta la Grecia contro Priamo. I letterati però non ne converranno che fra qualche secolo, quando Tolstoi, diventato antico, vivrà soltanto nell'ammirazione della scuola.
Al pari della gloria anche l'amore non ottiene che dalla morte l'indiscutibile consacrazione.
Rivolgete la testa a contemplare il passato e, per quanto triste, vi parrà diverso da quello che viveste; avverrà pel suo paesaggio spirituale come per tutti gli altri della terra, ai quali la prospettiva compone un'irreale bellezza con una nuova musica di linee e di colori. Allo stesso modo c'innamoriamo delle grandi figure solamente quando appaiono nella gloria dei secoli, sullo sfondo della storia, mentre non intendiamo che parzialmente quelle del nostro tempo destinate al medesimo trionfo. La lontananza del tempo cancella forse come quella dello spazio i loro piccoli difetti per meglio rivelare la magnificenza dei loro contorni? O è questa ancora un'altra delle nostre illusioni?
Perchè il vostro fantasma ha visitato nell'inverno e nella primavera questa mia solitudine? Appariste mai altra volta a' miei occhi nella folla o eravate sepolta nell'ultimo fondo del mio cuore, laggiù, dove si trema di guardare, perchè le tenebre vi oscillano come sopra un abisso?
Chiunque voi siate, lontana al di là delle Alpi e del mare, o vicina in qualche città o campagna italiana; qualcuno de' miei libri abbia o no impresso sulla vostra memoria un ricordo incancellabile; la mia vita si esaurisca in questa solitudine come certi torrenti scompaiono fra le sabbie per una landa riarsa, o con impeto nuovo rovesciando qualunque barriera prorompa superba verso il mare della gloria, voi siete l'ultima donna alla quale si è levato il mio pensiero. Con voi ho risognato l'ebbrezza della primavera sotto un sole giovanile, fra profumi e canzoni, e le mie mani tremarono ancora una volta nello spasimo di una carezza, tendendosi verso il vostro fantasma di bionda signora alta e sottile, coi grandi occhi pensosi nel volto opaco e fragrante. Il mio sogno vi avvolgeva come un vapore mattinale; io vi parlavo coll'abbandono confidente del cuore, che ridomanda tutto quanto già ottenne, e rinnova il proprio dono colla lieta prodigalità di un fanciullo. Se ho pianto nelle mie ore più tristi, quel pianto era meno amaro, perchè voi eravate nella mia solitudine, riempiendola della vostra presenza; se davanti a voi disperai nuovamente, l'orgoglio dell'ingegno e la incredulità del cuore non avevano più quella collera muta, che ci rende così crudeli con noi stessi e cogli altri. Forse non perdonai, ma come Dante, incontrandosi con un altro fuoruscito e parlando di Firenze, sentiva fondere nella dolcezza dell'accento materno il proprio rancore, provai anch'io la sensazione di un dissolvimento, quella improvvisa leggerezza dell'anima, dalla quale cade un peso insopportabile. Eppure il vostro non era che un fantasma silenzioso. Vi avrei dunque amata senza conoscervi? Perchè amare, quando i capelli cominciano ad imbiancare, e non si potrebbe offrire all'anima di una donna che un cuore insanguinato come un campo di battaglia, un ingegno alto forse, ma simile a quelle roccie solitarie, che rimangono inintelligibili nel paesaggio?
Per quelli, che compirono soli la prima e più lunga parte del viaggio nella vita, è ancora più difficile dire a se medesimi: — Adesso comincia il deserto! —
Credetelo, signora, questa parola è così pesante che ci ripiomba troppe volte sull'anima prima ancora di uscire dalle labbra.
E tuttavia bisogna dirla.