Dovevano quindi bastare pochi discorsi e poche letture, giacchè sapeva leggere, per alzare quell'istinto di odio a passione, e questa passione nel sogno torbido di un sistema. La caserma compì l'opera dell'ospizio, mutando il trovatello nel soldato, e il soldato in un anarca febbricitante di orgoglio nella prima conquista di se medesimo. Dentro al suo cervello, fosco come un giorno di temporale in un angusto paesaggio vallivo, rare parole e rare idee si urtavano scrosciando, mentre da tutte le lontananze della solitudine gli giungevano voci di altri derelitti, morti e vivi, uomini, donne, vecchi, bambini, adoperati e dimenticati come cose. La schiavitù di ieri era dunque la medesima servitù di oggi, la stessa condanna colpiva ancora i bambini nel ventre delle donne, che il parto non bastava a rendere madri; ogni giorno ancora la vita saliva a un più alto privilegio sulle moltitudini, che l'alimentavano come i concimi fanno coi fiori; lasciandosi suggere dalle loro radici. Tutti i catechismi erano falsi, nessun messia era mai venuto. I governi di oggi, come i più antichi, somigliavano alle testudini, formate cogli scudi delle più vecchie legioni e che nessun urto poteva scomporre; gli imperi sovrastavano, le nazioni si guatavano colla insidiosa compostezza dei lottatori nei circhi. Ora e sempre l'unico libero era il danaro. Tutto il dolore umano non aveva potuto creare nè la giustizia, nè la pietà umana: anche adesso il popolo non sapeva di che cosa nutrirebbe la propria vecchiezza, dopo aver seminato e mietuto, forati i monti, distese le strade, sospinte le navi, alzati i palazzi, adunate colle proprie mani tutte le ricchezze, dato col proprio sangue il battesimo a tutte le vittorie.
Quindi coll'entusiasmo degli ignari egli aveva tentato di offrire il proprio pensiero sui giornali anarchici, che lo ricusarono perchè ravvolto nei cenci del linguaggio comune; e questo nuovo silenzio imposto alla sua miseria gli pesò sul cuore più dell'altro, dinanzi a coloro che gli domandavano: — Chi è tua madre? — Chi dunque fra i poveri può dire veramente di averne una, se le madri non s'inginocchiano ancora davanti ai bambini domandando loro perdono di averli partoriti? Egli invece era solo; ma, non avendo nè madre, nè figli, poteva almeno preferire la fame alla schiavitù, o morire cacciandosi innanzi, come un araldo nel mistero della morte, qualunque imperatore. Quindi un orgoglio senza nome gli rialzava talvolta la testa quasi ad una minaccia lontana, della quale nessuno fra i più grandi avrebbe potuto sottrarsi al muto decreto. Egli pure era un re.
La sua sovranità, creata dal nuovo diritto di eleggere e di essere eletto, si mutava così in una ribellione alla volontà della legge, nella quale il pensiero dell'individuo dovrebbe confondersi come la goccia nell'onda. Mentre tutte le monarchie, diventate egualmente anonime nel popolo, si abbassavano ogni giorno sotto le ondulazioni del suo numero, una anarchia vi drizzava già le proprie punte, come gli antichi guerrieri levavano più alta l'asta sul campo a farla riconoscere nella assemblea. La legge, che una volta era una violenza dei forti, adesso ingannava; nessuna giustizia era possibile in una libertà che non ammetteva l'uguaglianza; la verità non poteva essere proclamata, finchè qualcuno conservava il diritto di nutrire la propria vita colla morte di un altro. Una guerra senza battaglie si preparava dunque in una ribellione di tutti contro tutti per distruggere le ultime differenze, indarno condannate dalla rivoluzione della libertà, che aveva pareggiato eletto ed elettore.
All'eroismo dei grandi, che saliva come un vapore purpureo dalla fusione della folla, doveva quindi seguire quello dei piccoli, che prorompe come una scintilla dai suoi distacchi; dopo la parola del genio, che aduna dalla moltitudine le sillabe della vita, il grido solitario dello ignaro che annunzia l'inespressibile e attraversa tutte le anime come una rivelazione della morte. Ma una sinistra poesia, piena di lampi e di brividi, avvolgerebbe questi interpreti della estrema negazione, che dalla solitudine dell'orgoglio, espandendosi ovunque coll'irresistibile penetrazione di un contagio, dileguerebbero subitamente incomprensibili ed incompresi. Invano qualcuno si vanterebbe poi di averli conosciuti, o nella ultima stretta del dramma essi medesimi, ingannandosi come tutti i messaggieri, pretenderebbero di spiegare il segreto della loro missione simile a quella degli uragani, che passano, devastano, fecondano, e al loro passaggio le anime hanno oscillato nell'infinito.
Poi la gente ciarla del danno o del beneficio fra i nuovi sorrisi dell'aria, senza ricordarsi che una medesima legge governa le rivoluzioni e le tempeste, dalle quali la folgore erompe come un ordine misterioso.
Quell'anarca cencioso, che la vita non aveva potuto ospitare, l'attraversava dentro a una muta bufera di collere e di pietà. Come la solinga imperatrice anche egli non aveva più nulla, nemmeno quei ricordi di cui si nutre il dolore, o quella commiserazione di se stesso che consola tutti i decaduti. Mentre ella errava di villa in villa, ove più pacificatrice sorride la bellezza della natura, l'altro passava per tutte le vie dell'esiglio, nutrendosi di un pensiero di odio quando non aveva pane, soccombendo alla stanchezza dei giorni lunghi come una assenza, alla vacuità delle notti senza riposo, coll'anima che gli strideva dentro come un cane chiuso in una casa deserta.
Nella sua miseria di abbandonato si era mescolato ad ogni miseria: aveva veduti uomini gagliardi tremare per la viltà della fame davanti alla debolezza dei padroni, che negavano loro persino l'elemosina di una promessa; madri colle mammelle secche, abbandonate sul viso sparuto di un bambino, e nessuno dei due piangeva più; vecchi derelitti, che non osavano accostarsi ad alcuno nella vergogna di essere ancora vivi; poi tutte le altre miserie del lavoro micidiale anche quando nutre, accordato pari ad una grazia, invocato e maledetto come la morte; mentre fioriva intorno, dappertutto, la felicità dei ricchi invano creati dalla natura uguali ai poveri, se la volontà di Dio in tutte le religioni permetteva loro di diventare così diversi. Essi avevano la scienza, la libertà, la forza; potevano pesare la vita dei loro fratelli sulle bilance del proprio egoismo senza che nessuna giustizia li vigilasse, e la loro misericordia era come la rugiada nel deserto, che ne rimane ugualmente arido. Allora, sul silenzio violento della sua anima, quelle voci profonde di morti e di viventi, adoperati e dimenticati come cose, salivano simili ad un coro funebre sollevato da urli improvvisi, percorso da gemiti aspri come minacce. Perchè la morte non avrebbe finalmente vinta l'ingiustizia della vita? La morte sola sapeva il segreto della redenzione indarno proclamata da tanti messia, che avevano voluto consolare il dolore umano senza distruggere chi lo aumentava. Quante vittime sarebbero ancora indispensabili alla morte, perchè la vita potesse finalmente mutare? Tutti quei morti, che la terra sembrava aver disciolto nelle proprie viscere, si agitavano dentro le anime nate dalla loro, sospingendole sempre più in alto col grido dell'ultima resurrezione. Essi volevano risorgere nei figli contro i figli dei propri sacrificatori per cancellare colle fiamme dell'estremo olocausto le vestigia di tutte le ingiustizie; ma non vi sarebbe più alcun giusto nel giorno della espiazione finale, nè fra coloro che colpirebbero, nè fra coloro che sarebbero colpiti, giacchè l'eredità aveva macchiata ogni innocenza colla trasmissione del privilegio.
Forse l'innocenza salvò mai qualcuno?
Non poteva egli pure vantarsi innocente? Il suo odio non era una invocazione del dolore alla giustizia?
Come quei penitenti, che fuggivano dal mondo per nascondersi a pregare da Dio la pietà del perdono, egli era rimasto solo fra la moltitudine. Anarchi ed anacoreti possono trovare chi loro somigli, ma sono sempre egualmente solitari nell'eremo e nel partito, finchè il loro sogno non si dissipi, e la vita li riattivi nella minuta vicenda delle lotte quotidiane. Così egli non aveva forse cercato talvolta fra compagni che qualche soffio per la propria fiamma o un nuovo argomento contro un dubbio, mentre, contrapponendosi al mondo come un giudice, l'orgoglio stesso del proprio odio doveva renderlo incapace di comprenderne le leggi e di esservi compreso. Quindi ridotto all'unica misura di se medesimo, vi aveva sottoposto nella facilità di un sogno tutto quanto non consente a misura, la vita coi suoi istinti e la storia colle sue trasformazioni. Lungamente il suo dolore aveva creduto di divorare tutti i dolori, e il suo odio tutti gli odii, e la sua negazione tutte le negazioni.