— Si farà sereno?

— Non lo vedremo stanotte. —

Tacemmo: egli origliava intento sul mare, io entravo nel sogno.

Colla mano sull'àncora, che non ho mai saputo gettare in alcun fondo della mia traversata, udivo la voce sempre più lontana delle acque tumultuare nel mistero. La notte era mutata, il mare si rotolava dinanzi ai miei sguardi immenso e sconosciuto come nei primi giorni della vita. Schiume bianche erravano simili ad armenti, e sparivano nelle sinuosità di un'onda fuggiasca per la infinita distesa sotto gli urli del vento. Ancora una volta bisognava passarvi spiegando la propria anima come una vela davanti alla morte, cogli occhi ardenti di orgoglio. Allora le stelle nella notte, quasi fari accesi sull'altro mare celeste, segnavano la strada, o gli uccelli nel giorno, migrando a lunghe file ne tracciavano un'altra, che la barca seguiva col medesimo istinto. Invano le tempeste calavano dalle nubi ad urtarla nei fianchi colle grandi ali nere, o i banchi di sabbia aprendo la gola si acquattavano insidiosi nel vederla volare simile ad un alcione, mentre dal mezzo delle vele gonfie di vento e di speranza la canzone dei naviganti saliva a spandere il prodigio della loro vittoria.

Essi passavano, magnificamente soli, fra le due immensità senza confini e senza ombra. Talvolta nell'incanto di un sogno pareva loro di udire sulle fluttuanti praterie il canto delle sirene, o lungi fra la fuga degli equorei cavalli vedevano Venere ritta sulla conca stellante torcersi i capelli nel sole. Anch'essa, l'Iddia, errava sul mare stupefatto, che si copriva di fiori luminosi sotto il suo sguardo. Frotte di delfini le balzavano intorno pazzi di gioia, scuotendo il glauco paludamento delle onde, sul quale cadevano insieme i sorrisi del cielo e le sillabe misteriose del vento. Ma ella, nata dall'onde, volle seguire i naviganti sino dentro le terre, apparendovi nuda e bianca alla adorazione delle genti. La sua bellezza di donna era quella medesima del mare: il suo candore aveva l'opacità della perla, la sua testa s'inclinava come un'alga, i suoi capelli erano sinuosi come i lidi, la sua bocca ardeva nel rossore del corallo, i suoi occhi balenavano come le onde.

Come la marea, il suo piccolo seno si alzava e si abbassava nella tacita lusinga di un invito; come l'acqua, le sue mani erano piene di carezze.

Il suo amore, dissolvendosi nel proprio prodigio, fra la mordacità dei baci e il crepitio delle parole, somigliava alla spuma del mare, mentre dalla sua anima, meglio ancora che dal cinto rimastole sui fianchi, salivano tutti gli altri misteri, gl'incanti delle lontananze e gli enigmi delle tempeste, le tentazioni violente dei vortici e la lucida insensibilità degli scogli.

— I delfini! — esclamò Beppe levandosi per metter la nave in panna.

Ma io tesi indarno gli orecchi.

Tacevamo come nell'emozione di un agguato; la barca oscillava appena, le sue vele frusciavano come sottane Passarono così forse venti minuti, poi Beppe sterzò nuovamente la vela; e ci allontanammo adagio sul vento che cominciava ad alitare più freddo.