Ma quel fetore di anguille c'insegue dappertutto, lo si sente sulla bocca, sui vestiti, è un alito che esce da tutte le finestre ancora aperte, dalle porte tenebrose, sale nel fumo dei camini, ridiscende colla nebbia. L'acqua nel canale si è fatta nera: non pare più acqua, è immota, silenziosa. La strada non ha nemmeno il parapetto, passa poca gente.

— Ho fame — proruppe Enrico.

— Consòlati, siamo nella cucina di Venezia: Comacchio non è altro.

— Ma io detesto l'anguilla.

— Ebbene, le donne di Comacchio sono belle: almeno lo si dice. —

Vidi i suoi occhi brillare dietro gli occhiali.

— Guarda! — esclamò.

Un'ombra veniva verso di noi battendo gli zoccoli e ondulando lievemente: i capelli biondi le facevano una chiarezza sul capo. Ci passò fra mezzo, colle braccia sotto lo scialle stretto sui fianchi, e la testina in alto come annusando.

Quando mi fermai sull'uscio dell'albergo, non avevo più Enrico vicino.

Ma quel puzzo era anche lì dentro.