Alle nove della notte la piccola città è vuota; le tenebre vi sono così nere che le vie paiono androni, e i fanali troppo radi sempre sul punto di spegnersi.
Una tristezza mi veniva da tutti quei viottoli, che si profondavano nell'ombra e nel silenzio egualmente immemori, perchè io non sapevo e non so nulla di questa piccola capitale lacustre, per tanti secoli vissuta di polenta e di anguille. Essa ignora la passione ardente e tumultuosa delle messi, sulle quali gli insetti ronzano e gli uccelli cantano. L'acqua della sua laguna sembra uno di quegli immensi specchi a lastre macchiate dagli anni e penetrate dalla nebbia; i suoi battelli sono ancora più miseri che piccini, e alzano un cencio per vela.
Tutti i giorni, tutte le notti, specialmente le notti, perchè solo rubando nei bacini del municipio si può vivere, la povera gente erra sulla laguna tacitamente, tentandone il fondo con una fiocina per ritrarne fitte nelle punte del suo ventaglio le anguille dal lungo ventre d'argento. La sua vita, la sua anima è in questa pesca: i suoi sogni in un soldo di acquavite o di tabacco. Una madonna dal capo estremo della città veglia sulla laguna e la feconda: hanno costruito dinanzi alla sua chiesa un portico lungo mezzo miglio senza nè una imagine nè una parola. Ma la madonna avrà voluto così: ella regna sola. Il vento più furioso non basta a sollevare una tempesta su questa laguna, dalla quale un ragazzo può emergere superbamente col petto nudo: talvolta il ghiaccio la rapprende, e allora la sua vitrea pianura, nei giorni belli incendiata dal sole, aspetta indarno qualcuno, che vi scorra volando sui pattini dentro l'incanto di un nordico sogno.
Pattinate voi, signora? Provaste mai l'ebbrezza di quell'impeto muto, fra un candore di cristallo, che ci fa sentire così stranamente di essere bruni e leggieri, mentre l'aria sembra piena d'invisibili labbra che ci mordono, e il cielo diventa più lucido sopra il puro immenso riverbero?
Scivolare senza cadere, ecco forse il grande segreto di tutti i trionfi.
Ma anche allora bisognerebbe non ricordarsi troppo che sotto al magnifico specchio gelato, così terso che le nostre imagini vi si ripetono e ci precedono, l'erba è imputridita e le anguille si divincolano vischiosamente negli spasimi dell'agonia.
Odo un gallo cantare, certamente da una stia: forse è il primo prigioniero desto nella città.
È tardi.
Cercate di sognare, signora; io mi contenterei di dormire.