Questo sogno antico era così necessario che oggi ancora prosegue.
Gesù non sognò altro.
Tutto era già sparito ai suoi occhi, persino il tempio e la sua legge; tutto era già in lui perdonato, le vecchie colpe di Adamo e le sentenze di Iehova: quindi, figlio dello spirito, egli non può avere che la madre, e deve essere mondo dal peccato originale. La sua generazione spirituale lo innalza sopra l'antagonismo dei sessi, il suo amore è senza voluttà appunto perchè egli ha vinto il dolore, mutandolo in una prova per un gaudio immortale. La sua predicazione continua quella dei profeti, ma la chiude: il suo avvento concorda colle profezie, ma le oltrepassa: egli è il figlio dell'Uomo e il figlio di Dio, che promette la vita a chi crederà in lui, solamente a lui. Ma la sua parola, simile a quella dei semplici, non viene compresa nemmeno da loro, e si ripete colla monotonia di un soliloquio dentro il quale tratto tratto si ode un arcano prolungarsi di echi: il suo occhio è così calmo che nessuno può sopportarne lo sguardo; la sua bocca pura non ha ancora sorriso.
Egli è il sognatore della salvazione.
Non tentiamo destarlo: d'altronde chi lo potrebbe?
Perchè rinfacciargli che altri prima di lui si proclamarono figli di Dio per risolvere il medesimo problema, e che altrove il pensiero era già salito al disopra di Iehova, trovando leggi più umane di quelle di Mosè? Perchè dirgli che la sua redenzione sarebbe parziale come tutte le altre, lasciando fuori di se stessa i morti e tutti coloro che morrebbero senza averla conosciuta? che dopo di essa l'incredulità diventerebbe anche più dolorosa davanti alla superiorità di altre umane evidenze su questa nuova fede, mentre la giustizia subirebbe un'altra più intollerabile smentita dalla condanna eterna dei reprobi colpevoli soltanto nel tempo? Perchè avvertirlo che la sua maschera umana, inevitabile in ogni incarnazione, indurrebbe nella sua opera divina gl'inganni inseparabili dall'apparenza, esponendo la sua parola agli equivoci di tutti i linguaggi? Egli sogna, ma forse lo sa. Infatti i suoi precetti sono orali e le sue risposte spesso ambigue; talvolta uno spasimo d'incertezza sembra torcere la sua bocca pura nelle improvvise invocazioni al padre, che lo ha mandato. Un silenzio pesa sulla sua anima. La crudele diffidenza delle turbe reclamanti il miracolo ha messo la verità della sua buona novella a una prova mortale: egli ha potuto uscirne, ma il suo miracolo non diverso da tanti altri provò solamente la poca forza della sua parola. Certamente non si può essere Dio essendo uomo, senza che la contraddizione fra le due nature paia una menzogna.
Ebbene lasciatelo sognare, perchè solamente la menzogna consola.
Egli mente come le madri mentono sorridendo ai bambini che sanno di avere partorito al dolore, come l'amore mente alla felicità, l'arte alla bellezza, la scienza spiegando i segreti della natura, la filosofia risolvendo gli enigmi del pensiero: lasciatelo mentire per consolare il dolore che non può essere consolato, per vincere l'ingiustizia che è invincibile, per mutare questa ridda dolorosa della vita in un pellegrinaggio ad un altro paradiso. Egli non ama che gli afflitti e perdona a quelli che fanno soffrire, accetta tutte l'esigenze della carne per sottometterle a quelle dello spirito, annunzia l'alleanza dell'uomo con Dio perchè senza Dio l'uomo ripiomba nella servitù della natura. Qualunque siano il suo sogno e la sua menzogna, egli è sempre la prima vittima di se stesso. Ha rinunziato a tutto, non ha madre, fratelli, amante, figli, patria, ricchezza, gloria: la sua stessa redenzione lo rende straniero al mondo ed incomprensibile ai discepoli, che lo abbandoneranno nel processo e dubiteranno della sua resurrezione.
Ma egli non si affermerà Dio che dinanzi a Pilato, e morente sulla croce non pronunzierà che due parole: — Consummatum est. —
Che importa dunque se la sua passione diventerà una menzogna nei vangeli, se le leggende cresciute dalla sua morte guasteranno la sua vita, e il mosaismo e la filosofia dei gentili si uniranno nel suo nome a mutare così la sua opera che egli stesso non saprebbe più riconoscerla? Il suo sogno di Dio, l'originalità della sua parola, l'anomalìa della sua figura faranno sempre di lui il figliuolo dell'Uomo. Che se invece egli non visse mai, e il suo fantasma è una risposta del sogno alla realtà; tanto peggio per noi, che non sappiamo più rinnovare nella nostra anima tale simbolo, suscitare dal nostro dolore e dal nostro amore un altro mito come il suo.