Adesso la bancarotta della scienza ridà al nostro spirito divenuto sterile il diritto di risognare i vecchi sogni, di riamare le figure rimaste belle. Gli atei hanno abbastanza meritato di fantasticare sull'esistenza di Dio come i prigionieri sulla beatitudine della libertà: aprite le carceri, e nessun prigioniero diventerà felice rientrando nella vita, dalla quale era stato respinto; presentate una nuova divinità al mondo, e tutti gli atei si precipiteranno a guardarla, tornando indietro desolati di averla riconosciuta.
— Morire, dormire, forse sognare! — la divisa di Amleto — più antica dell'altra:
— Dieu et mon droit, honny soit qui mal y pense. —
Povero Gesù! Se la sua passione non si compì come nel tardo racconto dei discepoli, quella caduta sopra il suo sogno non poteva essere più crudele. La sublime menzogna della sua coscienza per ricondurre Dio nel mondo divenne nella religione del suo nome matrice di nuovi dolori. Una nostalgia del cielo si apprese alle anime: quelle assorte nel sogno, e che non ne caddero più, furono salve, mentre la moltitudine delle altre invece ne risentirono più tragicamente la contraddizione colla realtà, e con più disperata violenza si spezzarono nel mistero, maledicendo al rivelatore. Ma forse egli stesso nell'orto di Getsemani, quando lungi da tutti i discepoli pianse perchè l'orribile calice gli venisse risparmiato, in quello sforzo supremo di confondersi con Dio, credette d'intendere le bestemmie di coloro, che la sua redenzione non avrebbe salvato, e allora un sudore di sangue gli uscì dalla carne indarno vinta.
Questo fu probabilmente il dubbio che lo prostrò, giacchè nessun'altra visione di torture avrebbe potuto strappargli dalle labbra tali grida.
E se più tardi, dall'alto della croce guardando sul mondo, non potè più credere a se stesso, ben gli fu amico quel centurione romano, che vinto dalla pietà gli trapassò il cuore con la lancia e interruppe così il più grande dei dolori sulla terra.
Leggeste mai, signora, un romanzo italiano dal titolo bizzarro Memorie di Giuda Iscariota, uscito in Francia fra i molti libri provocati dai primi mirabili scandali di Renan intorno a Cristo e al cristianesimo? L'autore era uno spirito ignorante ma non senza originalità, scrittore scorretto, artista mediocre: nondimeno il suo libro, concepito nell'arditezza di una vera incredulità pagana, fra scene volgarmente romantiche e anacronismi di storia, finiva al più tragico epilogo, che io mi conosca nella letteratura moderna. Sciaguratamente anche per questo epilogo non bastò l'idea a farne un capolavoro.
Eccolo.
Cristo non è morto sulla croce. Giuda, capo del partito patriottico contro i romani, amante della moglie di Pilato, una figlia di Tiberio, e amico di Gesù, ha potuto salvarlo subornando parte della scorta designata a vigilare la sua crocefissione sul Golgota. Quindi non gli spezzarono le gambe come a tutti i condannati, e si mescolò un narcotico a quella bevanda di fiele e di assenzio, che la pietà dei carnefici soleva porgere a tutti i giustiziati con una spugna piantata sopra una canna: poi, essendo sabato l'indomani, perchè gli occhi della città non fossero rattristati dalla vista dei cadaveri, poche ore dopo, nelle prime ombre del crepuscolo, Cristo così addormentato fu deposto dalla croce e chiuso in una di quelle grotte del monte, che servivano da tombe. Nella notte Giuda tornò, risospinse il sasso, che otturava la porta, destò Cristo e lo nascose poco lungi in una sua casa sicura; ma la notizia della tomba vuota, diffondendosi tosto per Gerusalemme, ricordò a qualche discepolo le parole di Cristo sulla sua resurrezione.
Qualche mese dopo, Giuda, vinto finalmente dall'impossibilità di ricostituire il regno antico di Gerusalemme col partito patriottico, se ne va, manda innanzi Cristo mezzo guarito a Cesarea, e vi si imbarcano assieme, quasi egualmente sconosciuti, per Roma, l'immensa metropoli.