Sono passati degli anni.
Un giorno Pilato, reduce dalla Spagna, incontrando Giuda per una via di Roma, fra un discorso e l'altro, ad un ricordo di Gerusalemme gli chiede notizie di Cristo, il giovane Rabbi, che egli stesso, malgrado la moglie e il Sinedrio, aveva aiutato Giuda a salvare.
Triste notizie! Cristo sempre in casa di Giuda, guarito dalla crocefissione, è diventato tisico, non parla, non esce più dalla propria camera, fisso in un pensiero, che gli ha fatto diventare gli occhi troppo grandi e la carne di un giallore cereo.
Il Redentore risorto non crede più a se stesso.
Sentite voi, signora, la tragedia di questo risveglio, che lo ha lasciato solo dinanzi al vuoto della più grande idea e della più grande passione cresciuta in anima umana? A Roma egli ha scoperto finalmente il mondo dentro quell'immenso impero, pieno di tutte le leggi e di tutte le religioni, il quale ignora ancora il suo nome. Infatti la sua condanna vi passò inosservata: egli è ben morto per tutti, anche per pochi discepoli rimasti nella Galilea a predicarlo sommessamente un Dio: ma egli non lo sa, non può saperlo e sopratutto non potrebbe credere loro. Incontrandoli, dovrebbe nascondersi, come colui che ha truffato, per paura di essere riconosciuto: nessuno può vincere l'impero, nessuno essere consolato nel mondo, nemmeno colui che si era creduto il suo redentore. Rammentatevi le più illustri catastrofi: Saulle a Gelboè, Cesare sotto il pugnale di Bruto, Carlo V nel convento di San Giusto, Napoleone a Sant'Elena, Colombo cui si vieta di scoprire un mondo, Galileo al quale s'impone di negare la rivelazione dei cieli: salite nel mito di Prometeo, discendete la tragedia di Edipo sino all'abisso di Colono, cercate ovunque il dolore si è mostrato, ovunque si è nascosto, rammentatevi Maria sotto la croce, lui medesimo crocifisso, e non ne troverete un'altra come questa.
Egli è l'uomo che sopravvive al Dio.
Cereo, già coll'ombra della lunga solitudine dentro le carni, e gli occhi troppo grandi aperti sull'infinito, muore tisico, silenziosamente.
Solo questo dolore avrebbe potuto riscattare l'anima umana, che dopo duemila anni sogna ancora dentro il sogno di Gesù, gridando sempre, come lui nel momento della morte:
— Dio, Dio! perchè mi hai abbandonato? —
Ma perchè tutti ci abbandonano anche prima? Voi stessa, che non potete rispondermi, siete anche voi una di quelle figure inconoscibili, che appaiono agli abbandonati dentro l'ombra lunga di un sogno; essi guatano, cominciano a parlare sommessamente, e la figura oscilla, non è più.