Pasqua.
Aprile che torna. Gesù che risorge: nel suo sepolcro vuoto le colombe faranno il nido, o spunteranno piccoli fiori sulla polvere depostavi dal vento. L'amore ha vinto un'altra volta la morte, la fede trionfa nell'amore.
— Quivit, quivit! —
Vuoi tu barattare le tue ali col mio pensiero? Tu avesti un nido, io no; tu potesti amare la mia grondaia, alla quale l'inverno sospende così lunghe lagrime di ghiaccio, quando dentro la casa un altro freddo vi rende la solitudine anche più tetra, perchè trascorrevi allora libera sui paesi della giovinezza e del sole. Se il mio pensiero, che non domanda più nulla alla vita, vale le tue ali, che nessun viaggio può stancare, adesso il mio cuore non è meno vuoto del tuo nido. Indarno le campane gettano nel mattino gli appelli di Pasqua per svegliare i morti dal sogno, nel quale si acquetò finalmente la loro vita; l'alba rutila, il cielo è sereno, le campane si rispondono da ogni cima di monte, ma vi sono molti morti laggiù che non vogliono risorgere, e altri vivi sulla terra che vorrebbero morire!
Questa Pasqua di resurrezione come diventerebbe triste, se i morti risorgessero davvero per rientrare nelle proprie case!
Gesù non promise infatti la resurrezione che dopo la fine del mondo, nel quale non volle egli stesso più ridiscendere, sebbene non vi avesse davvero patiti i dolori inconsolabili. Come avrebbe egli potuto soffrirli, non essendo nè figlio, nè fratello, nè amante, nè padre? Perchè il suo cuore sotto il bacio di Giuda avrebbe tremato più di quello di Cesare sotto il pugnale di Bruto? Gesù fu venduto forse alla prostituzione come oggi ancora tanti fanciulli? Le donne, che lo seguivano, in qual modo avrebbero potuto tradirlo, se egli non amava? Il popolo, abbandonandolo nel processo, difese mai altri messia? Perchè si dice dunque ancora che Gesù sofferse per tutti, più di tutti, per riscattarci dal peccato e vincere la morte, mentre passò invece sulla superficie della vita in un sogno di paradiso? A tale vittoria sarebbe stata necessaria ben altra passione che la sua, nella quale persino l'ultimo supplizio fu senza tragica originalità. Bisogna avere avuto una di quelle madri, che ci rimangono per sempre nell'anima come un coltello in una ferita, per essere stato infelice da bambino, quando non si capisce ancora; o aver gridato nell'agonia verso l'ultima sorella, sentendo nella sua indifferenza un silenzio di cosa, per sapere come l'inutilità di un lamento divenga talora la più ineffabile delle torture; bisogna aver dato la propria anima ad una donna senza poterla più riprendere, perchè diventata una sozzura, per conoscere davvero che cosa vi sia nello spasimo di una degradazione: bisogna essere un eroe e non poter nulla fare, essere un genio e non poter nulla dire, avere chiesto tutto alla vita ed incontrando la morte non aver più d'affidarle nè un rimpianto nè una speranza, per vantarsi di risorgere come un Figlio dell'Uomo in tutti i secoli dentro il sogno consolatore di una Pasqua.
— Quivit, quivit! —
Arrivano forse le tue compagne?
Adesso le campane squillano troppo violentemente perchè sia possibile a te pure d'intendere da lungi il garrito delle viaggiatrici distratte forse nell'incanto dell'alba e delle memorie. Il viaggio è così facile e il ritorno così gaio, quando si ha la primavera nel cuore e un nido per meta! Quante volte d'inverno, colla fronte ai vetri della finestra, guardando sul bianco deserto della neve il saltellare inquieto dei passeri, ho pensato all'angoscia delle tue traversate al disopra degli oceani, nell'immensità dei cieli, ai primi soffi della tempesta! Allora le tue ali, che tagliano così rapide il vento, sentirono uno spasimo improvviso, mentre coi piccoli occhi tremanti cercavi lontano qualche punta immobile sulla livida distesa delle acque, per la quale fuggivano scrosciando le giogaie dei flutti. Poi nella oscurità le nuvole si accendono di lampi e le voragini urlano di spavento. Soltanto una nave, se non sprofondi essa medesima, potrebbe fra le vele e le corde offrire un ricovero; ma dove è allora una nave? Vi riparasti tu mai, piccola pellegrina? E che intendesti allora fra le preghiere e le bestemmie dei naviganti, rapite dalla tempesta fra i brandelli delle schiume così simili a penne bianche di uccelli naufragati?
La nostra anima urla dinanzi alla morte, mentre la tua forse ha sempre taciuto, non sentendovi alcun mistero.