Nullameno vi avrei seguito lassù inutilmente: che cosa avrei infatti potuto trovarvi? La mia gloria era altrove, e l'ho vista sparire adagio, per sempre, in una lontananza ben più incerta, in un crepuscolo ben più triste di tutte le aurore boreali. La verginità del polo non vale per me più che una verginità di donna o di casa; comprendo la compiacenza di entrare primo per incidervi il proprio nome, ma il mio orgoglio non ne palpita più dopo l'ultima abdicazione. Come quei pellegrini, che durano a camminare, giacchè, fermandosi, non vorrebbero più alzarsi, vi avrei accompagnato fedelmente per aiutare la vostra costanza colla mia indifferenza, o per aprirvi la solitudine del mio cuore il giorno che quell'altra vi avesse fatto paura.
Forse voi non sapete ancora che cosa sia il deserto.
Se quell'illustre deputato, vostro amico, avesse osato parlarvi di me prima che i modi statuiti all'impresa vietassero di aggiungervi un inutile scrittore, ieri sera sarei balzato in sella verso la città ove nacqui, e nella quale non abito quasi più. L'anno passato vi era ancora un buon ragazzo, il mio maestro di bicicletta, che morì anche col dolore di non averne mai potuto possedere una. Non so perchè, ma sento che sarei andato a deporre la mia sotto la sua finestra, in quel giardinetto presso l'antica stazione della ferrovia. Il villino, non più suo, adesso è vuoto, riverniciato, azzimato quasi per la festa di un nuovo effimero lusso; ma veggo ancora all'ultima finestra del pianterreno, a sinistra, quel povero ragazzo scarno, coi grandi occhi infossati, il giorno che andai a mostrargli la mia nuova Prinetti. Nelle sue pupille bruciò un lampo di desiderio, ma il suo sorriso fu senza invidia. Poco dopo morì come un uccello: egli era il mio piccolo compagno, l'ultima innocenza della mia vita. Quante volte non sono partito dalla città col cuore superbamente chiuso, perchè non v'entrasse l'umiliazione di essere così solo! Allora credevo che alla mia anima basterebbe la gloria come un altro amore più vasto e più luminoso, con le medesime tenerezze e i profondi abbandoni. Ma nemmeno questo fu vero. Sarei quindi partito col primo treno, nascondendo la testa nell'angolo di qualche compartimento vuoto per non riaffacciarmi allo sportello, quando il sibilo della vaporiera mi avrebbe sferzato l'orecchio come un supremo sarcasmo.
Che importa, purchè l'ultimo?
Anche questa mattina piovigginava. I primi colli dell'Appennino, dietro i quali è passata quasi tutta la mia vita, sarebbero fuggiti nella luce crepuscolare davanti al finestrino del vagone come per una incertezza di sogno; avrei sentito coll'instintivo terrore di una novissima sensazione l'anelito violento della locomotiva, i suoi crolli cupi sui ponti, lo scricchiolìo de' suoi ondeggiamenti nelle curve, tutto l'impeto della sua forza costretta dalle rotaie e che rugge per la caminiera, ansa e trema, fuma e fischia. Lungi, lungi è la meta, più lungi ancora dilegua il passato. I campi verdi, i colli violacei, le stazioni, le città vaniscono nella corsa davanti al pensiero fiso sull'immenso deserto polare: lassù è la meta, lassù il silenzio, lassù la solitudine, che gli uomini non potranno mai profanare. Voi non riuscirete, mio principe, a segnarvi una strada: la vostra idea non vi passerà che come la procellaria sopra una linea invisibile, il vostro piede non vi lascerà un'orma più precisa che il piede di una volpe bianca. Se qualcuno dei vostri compagni morrà, gli taglierete nel cristallo una tomba diafana, dentro la quale dormirà incorruttibile nei secoli: v'inginocchierete a pregare; poi i cani si rialzeranno per tirare le slitte, e che il vostro Dio vi accompagni! L'inverno è pronto e lungo lassù: raddoppiate il coraggio, non abbiate pietà dei cani nè di voi stesso, perchè i giorni dell'ultima spedizione vi saranno contati come a Nansen. Come a lui, gli abiti vi diventeranno di vetro nel giorno, e quel vetro ridiventerà acqua dentro il sacco di pelle, nel quale vi caccerete la notte per dormire: i vostri cronometri si guasteranno, vi mancheranno le provviste, dovrete nutrire i cani vivi coi cani moribondi, nutrirvene voi stesso; vi si romperanno la tenda e il canotto, e, come a Nansen, non vi resterà che un compagno, una carabina, qualche cartuccia e la lampada del fornello. Andate, andate, la meta è ancora lontana: forse Dio, che vi aspetta lassù, disse misericordiosamente alla Morte di venirvi incontro.
Dove è morto Andrée?
Nessuno lo sa.
Ma allora imparerete perchè volle morire, non lasciandosi dietro, fra noi, che uno stupore di sogno.
Forse io non avrei potuto seguirvi fino là: non sono più giovane, non so nuotare, pattinare, remare, tiro male di fucile, non ho provato che un freddo di diciotto gradi, l'anno nel quale morì la pineta di Ravenna. Hanno avuto ragione coloro che non vollero chiedervi per me un invito: per accompagnarvi lassù bisognava meritarlo altrimenti che per qualche libro stampato o per non sapere più dove andare. Si può soffrire anche qui al cuore un freddo più intenso che al polo; vi è anche qui un deserto nel quale si è sicuri di rimanere soli; si può anche qui camminare verso una meta irraggiungibile.
Vincitore o vinto, voi potete tornare, mio principe: io invece avrei dovuto restare lassù, e probabilmente voi solo vi sareste qualche volta ricordato di me.