— Sì.

— Andate, dottore, resto io.

— Vado e torno subito: se sopraggiunge un qualche fenomeno, mi faccia chiamare. —

Ma la vecchia, rimasta immobile sopra una sedia tutto quel tempo, scattò subitamente e venne ad afferrarlo per il pastrano.

— Non morirà eh!? — gridò agitando la povera testina rugosa di scimmia: — che cosa ha poi bevuto?

— Lo sapete pure, me lo avete detto voi stessa, — rispose con un sorriso il dottore.

L'altra rimase interdetta, e il dottore ne profittò per uscire. Io la guardavo. Quel tremito nervoso, quasi di paralisi, le dava una certa vita, mentre negli altri giorni la si vedeva passare come un'ombra lenta e silenziosa, con due occhi opachi nel viso sucido e sgualcito. Bisognava fissarla attentamente per riconoscerle una faccia.

Nella piccola cucina, appena illuminata da un mozzicone di candela dentro un candeliere di legno, v'era un lettuccio, sul quale doveva dormire lui, una tavola sgangherata nel mezzo, uno sgabello da bambino sul focolare spento, e alcuni piatti e dei bicchieri sopra un asse nel muro. Riconobbi per terra la grande sporta rotta delle sue armi da falegname quando andava a giornata: un tegame di fagioli, con dentro un cucchiaio dritto nel mezzo stava sul cammino accanto al candeliere di legno.

La vecchia si tastava le saccocce.

Credetti di capire, e siccome avevo dei soldi nella tasca dei calzoni, gli diedi tutti, poco più di una lira: ella accettò senza rispondere, ma seguitava a frugarsi.