— Nasconda, nasconda, l'altra susurrò precipitosamente correndo all'uscio.
Egli parve contento che la cucina fosse vuota; ma era orribilmente pallido.
— Vado a letto.
— Aspetta che ti aiuto.
— No, se ne vada anche lei, la ringrazio tanto, signor Alfredo. —
Capivo che si vergognava di lasciarmi vedere le lenzuola e tutta quella miseria del letto; però finsi di non accorgermene. Era quasi caduto sul cuscino sotto la violenza di uno spasimo, che gli torceva le viscere: lo aiutai a trarsi la giacca, i calzoni, e stavo per inginocchiarmi, quando s'intenerì ritraendo i piedi perchè non gli slacciassi le scarpe.
— Eh! via, sciocco, non lo faresti tu per me? —
Ma colle mani tremanti vi misi troppo tempo: poi, adagiandolo sul letto, ricopersi il lenzuolo con quel cencio di coperta e un altro cencio di mantello ammucchiato sopra una sedia. La notte diventava fredda; la vecchia, per fare qualche cosa, tentò di rimboccare la coperta meno larga del letto.
— Hanno portato il ghiaccio? — egli chiese.
— Non ancora: forse la bambina non ha trovato subito Barabba: vuoi dell'acqua?