— Sì: mi pare di avere nello stomaco un gatto vivo che graffii. —
Bevve, chiuse gli occhi e si calmò.
La vecchia era andata a rincantucciarsi dietro il letto sopra un sedile così basso che quasi non la vedevo più: qualche goccia batteva ancora contro le imposte della finestra, e dal mozzicone della candela un filo lungo di fumo saliva per la parete sucida. Egli tremava: gli misi una mano sulla fronte sempre così umida e lo sentii rannicchiarsi come se un freddo gli passasse sotto le carni malgrado la fiamma, che lo bruciava.
Cercava di stringersi quelle poche coperte addosso.
— Hai freddo?
— Bisogna che abbia freddo, se ho da morire.
— Aspetta, cercheremo qualche cosa da metterti sopra.
— No: che ora è?
— Saranno le nove e mezzo.
— Nove, dieci, undici... sarà per le due o le tre. Perchè non fuma? Si metta almeno a sedere, se non vuole andare via. —