Appena fui seduto, si rattrappì e volgendosi dal mio lato con quel sorriso inesprimibile tornò a dire, ma la lingua gli si impastoiava:
— Non m'importa più di nulla, purchè muoia! Ma tutta quella gente mi dava un gran fastidio. Meno male che sono andati via! Se avessi potuto pensarci, mi sarei ingegnato in un'altra maniera.
— Dimmi la verità, lo hai fatto perchè il conte ti ha cacciato dal paretaio?
— No. Lo hanno raccontato anche a lei? Sono stato io, che ho voluto venir via; egli invece mi trattava bene: su questo non mi posso lagnare, ma la cosa non andava più avanti. Lei mi capisce, — proseguì, scrutandomi negli occhi per sorprendervi un segreto non meno doloroso del suo: — erano dei mesi che avevo deciso, poi martedì mattina alle dieci, quando il conte è entrato nel casotto del paretaio, ho sentito che dovevo finirla. Non dormivo più, benchè nella casa potessi bere quanto volevo: mi davano anche del vino buono. —
Le ultime parole si perdettero in un borbottio quasi rantoloso.
— Poi a casa hai sentito di non essere più a casa tua.
— Proprio così. —
Fece ancora uno sforzo colla lingua come se vi avesse qualche cosa, che non andava giù.
— Potevo farlo subito: invece l'ho fatto questa sera dopo le otto.
— Disgraziato!