Invece la lingua sempre più enfiata dalle bruciature gli si muoveva a stento dentro la bocca: la vecchia e le due piccine, sospese per non sapere cosa fare, mi guardavano con soggezione.

— Ti chiami Lisa? — domandai alla maggiore: — va' subito nella bottega del bolognese a prendere due candele: a momenti sarà qui il pretore.

— Il pretore! — egli ripetè sussultando: — e perchè?

— Non te lo immagini? Verranno a fare il processo verbale: il brigadiere non è già venuto?

— Sì, quasi subito, — rispose Lisa dall'uscio.

Avrei voluto gridarle di mettersi le scarpe, ma temevo che non le avesse: l'altra piccina si era cacciata sotto il camino, guardando da quell'ombra con due grandi occhi lucidi. Anch'essa era scalza, colle sottanine in brandelli, ma non piangeva.

— Tarderà molto il pretore? —

Udimmo parlare sotto la finestra.

— Eccoli che salgono! —

Infatti entrò col suo passo rigido, il cappello in testa, tutto chiuso nel pastrano: il dottore, il cancelliere, il brigadiere. Lisa lo seguivano. Forse non mi riconobbe subito e, venendo dritto a Checco, gli chiese con voce dura: