Infatti non aveva preso nè la cotta, nè la stola, nè il mantello. Doveva averlo mandato l'arciprete, trattandosi di un povero, dal quale non c'era nulla da guadagnare, o forse anche era venuto spontaneamente come un vecchio amico di Checco. Tutti gli volevano bene. Don Giovannino era povero anche lui, non molto intelligente, più timido che sensibile; ma a forza di stare frammezzo alla gente dolorosa finiva a recarle qualche sollievo colla sua presenza così poco imbarazzante e la sua volontà sempre passiva. Non aveva che il vizio del vino se qualcuno gliene offriva, perchè tutti i suoi quattrini li dava alla vedova del fratello suicidatosi cinque anni prima.

— Un po' di ghiaccio! — rantolò Checco scosso da una improvvisa convulsione di vomito; si dibattè indarno e ripiombò colla testa sul cuscino.

— Ci siamo. —

Don Giovannino rispose a questa parola del dottore con un gesto d'interrogazione.

— C'è tempo: crede lei che si confesserà?

— Senza dubbio: Checco veniva sempre a messa la domenica.

— Bene! — concluse il dottore.

Invece Checco agitò la testa ad un cenno di diniego. Capii che, malgrado la sua ingenua bontà, don Giovannino temeva che io potessi influire in quel rifiuto: quindi lo rassicurai con un gesto. Allora si accostò.

— Vuoi che vada a prenderti il sacramento? Lo vuoi, Checco?

— Non importa. —