Era un fremito della prima fede o l'ultima superiorità della sua indifferenza dinanzi alla morte?
Fece ancora un gesto vago.
Nella cucina il freddo e il silenzio avevano mutato. La candela bruciava sul camino, agitando lunghe ombre per la parete; la pioggia non batteva più alla finestra, ma si udivano piangere le grondaie tristamente. Egli moriva come aveva vissuto quegli ultimi anni, lottando contro un dolore accanito, senza che un'anima rispondesse mai alle grida, che gli salivano dal cuore e gli si arrestavano sulle labbra. Come quei nomadi che si sdraiano per morire in qualche luogo sconosciuto senza la speranza di riconoscervi alcuno, egli era già solo prima di essere morto. Domani mattina la gente alzandosi chiederebbe curiosamente di lui, a che ora era spirato, se si era confessato, e discuterebbe ancora disapprovando; poi qualcheduno, forse un amico della giovinezza, si darebbe dattorno per mettere insieme il danaro della cassa. Vi è sempre chi si impressiona di questa estrema miseria: è più facile trovare dieci soldi per seppellire un morto che cinque per curare un malato. La vecchia e le piccine s'ingegnerebbero a cavare qualche profitto da quella morte senza intendere la profonda tragedia. Egli le aveva amate nell'ultimo tempo col fervore di quelli che, essendo soli, si attaccano ad un altro magari più debole per non sentirsi abbandonati: se aveva bevuto, aveva pure pianto rimproverandoselo mutamente, ma le resistenze dell'anima sono anch'esse limitate, e spesso bisogna bere per non piangere.
Mi ricordai l'ultima volta che lo avevo visto ubbriaco alla festa di San Matteo, piccola fiera campestre per le aste da abbacchiare i marroni e pei richiami da paretaio. Egli stava seduto sul parapetto del ponte in mezzo alla gente, cogli occhi imbambolati: non vedeva alcuno, il suo volto era di una tristezza insopportabile.
Mi fermai per offrirgli un sigaro toscano.
— Hai bevuto?
— Non basta più, padrone. —
Infatti aveva bisogno di morire.
Improvvisamente si contrasse sotto una più fiera violenza di vomito: questa volta un fiotto nero gli eruppe impetuosamente dalla bocca; si dibattè e qualche grido rauco gli sfuggì fra quei crolli, che parevano spezzarlo. Anche don Giovannino accorse per sostenerlo; poi, vedendolo disteso sul letto quasi cadavere, si mise con mani tremanti la cotta, vi pose sopra la stola e cominciò le preghiere.
Nè la sua voce, nè la sua faccia esprimevano nulla: diceva quel latino come avrebbe detto qualunque altra parola senza intenderla, come l'indomani verso sera ripeterebbe altri versetti sulla bara. La sua faccia era stanca, l'occhio assonnato.