La zia Matilde la portò sulle braccia nell'altra camera.

Quanto tardò a tornare? Mi ricordo il suo discorso freddo, pesante: Livia aveva di me una paura, un orrore, che avrebbe potuto metterla seriamente in pericolo; io non dovevo riprenderla, e siccome ella stessa non poteva tenerla presso di sè, bisognava metterla in convento.

Non seppi rispondere, era troppo vero.

Tornai a casa cangiato. Avevo finalmente capito, non mi restava più nulla nel cuore, avevo fatto il deserto intorno a me. Mi ostinai a non mutare appartamento, perchè mi sarebbe sembrato di mostrare paura davanti alla morta: quindi rimasi nella nostra camera, sopra quel letto, nel quale per molte settimane credetti finalmente che sarei morto se mi fossi addormentato. Un orgoglio assurdo mi sorreggeva; però la maggior parte degli amici mi evitava, e per essere salutato da qualcuno dovevo sottomettermi a tutte le critiche della sua compassione.

Se mi fossi ritirato, tutti avrebbero detto che confessavo il mio torto. Vissi solo con una vecchia serva, che aveva avuto il coraggio di tornare con me, ripresi il lavoro, misi Livia presso le suore dorotee, che mi fecero capire di accettarla per misericordia. L'ostinazione a voler vivere diede al mio carattere una forza, della quale non mi sarei creduto capace; ma quel fatto mi si allargava sempre più nello spirito, lo vedevo sempre più chiaramente appena cessavo di lavorare.

La morta mi possedeva più di prima, non avrei amato un'altra donna.

E siccome Livia le somigliava, volli che Livia mi amasse per vendicarmi di sua madre nella vittoria di un amore più puro.

La società mi aveva assolto al tribunale delle sue leggi, condannandomi a quello del suo costume: mi aveva assolto, perchè la società poggia appunto sulla soggezione della moglie al marito, mentre io avevo ucciso come un amante, il quale non era riuscito a farsi amare.

Ecco il mio torto.

Il mio orgoglio di uomo vinto, condannato segretamente da tutti, si nutrì di collere, di rimpianti, di dispregi, invocando di nascosto, indarno, soccorso da tutti.