Perchè Livia non amasse sua madre mi feci piccolo per meglio indovinare tutti i suoi sentimenti, adorai, soffersi, disperai senza cedere.
Ah! la morta mi riappariva sul suo volto coi medesimi occhi azzurri, più grandi, che mi guardavano come lei mi aveva guardato l'ultima volta. Le suore cercavano sempre di abbreviare il nostro colloquio, io tremavo quando vedevo passare un brivido sotto quella sua pelle di camelia, e avrei voluto urlarle tutto sul volto, benchè ella lo sapesse già. In qual modo glielo avevan dunque raccontato?
Sentivo che con lei non avrei potuto mai spiegarmi: come dire certe cose ad una fanciulla di quindici anni? Capirebbe nemmeno? È impossibile, è impossibile!
Un giorno imparai che una compagna le aveva gridato in un litigio: — Tu sei la figlia dell'assassino! —
Che cosa diventa un padre per la figlia, alla quale uccise la mamma? Tutta la pietà è per la morta: come provare che essa ebbe torto?
Io lavoravo a diventare ricco, perchè Livia mi dovesse almeno ciò: avevo comprato una casa, mutato i mobili, cancellato tutte le tracce, ottenuto che la zia Matilde venisse a stare con me per trarre Livia dal convento: e invece la zia morì prima.
Un'altra volta Livia mi disse con voce tremante dinanzi alla suora di volere uscire subito subito: compresi che quella ingiuria le era stata ripetuta, ma ella mi fissava con uno sguardo così enigmatico che dovetti abbassare la testa.
Due lagrime, io che non potevo più piangere, mi caddero dagli occhi.
— Mi ami, Livia? — gridai aprendole le braccia.
— Sì, bisogna che amiamo i genitori, — mi rispose senza muoversi.