Ah! io non sarei perdonato mai, mai. Il padre non può aver ucciso la madre della propria figlia: l'amante solo può uccidere. Ma il padre, che non sa immolarsi come marito, non sa essere padre: lo capisco, è la mia condanna, è la giustizia di Dio e di mia figlia, la giustizia vera.

Ella vorrebbe amarmi e non può: somiglia tutta a sua madre, sono sicuro che non ha nemmeno avuto bisogno di perdonarle, mentre io invece le faccio orrore. Mi accorgo che talvolta mi guarda le mani: ogni mia piccola collera anche con estranei diventa per lei una minaccia di morte, in ogni sua resistenza sento una rivincita di quell'altra.

La morta compie il proprio trionfo, uccidendomi come padre dopo avermi ucciso come marito: di noi due chi è dunque l'assassino?

Livia mi fuggirà, non può durare a vivere così, sempre sola con me e la vecchia Geltrude; accetterà il primo marito che si presenti, senza amarlo, solamente per mutare nome e casa, per non uscire più nella strada con me. E dopo? Se amerà un altro come sua madre?!

Se suo marito fosse anch'egli come me!

Dio! Dio!

Ella non parla quasi mai, ma i suoi occhi mi dicono tutto (si accosta origliando alla porta).

È lì dentro senza fare nulla: trema che io la chiami perchè esca a passeggio con me; non verrà, dirà, come ieri, che non si sente bene.

— Livia, Livia! (seco stesso, a bassissima voce) tua madre non ti avrebbe amata quanto ti amo io! (rimane perplesso davanti alla porta, quindi si ritira tristamente).

— Sempre così! La stessa donna in tutte le donne, che dobbiamo amare anche quando non ci ama, e che nemmeno colla morte possiamo uccidere nel nostro cuore.