E si distrasse ancora.
— Voi, che ve ne occupate come romanziere — mi si rivolse gravemente dopo qualche minuto — avete ancora trovato un amore vero, di quelli, che uccidono per forza propria, e non per una circostanza drammatica ed esterna? Nel nostro secolo si ama poco, nella nostra classe non si ama più. Guardate questa folla; le signore sono slavate, gli uomini volgari. Se, ripetendo il celebre scherzo di Locke, applicassimo il fonografo a questo salone, e potessimo leggere domattina le conversazioni di questa notte, forse capiremmo anche meglio il perchè di questa osservazione, diventata quasi impossibile a forza di essere comune, che nella nostra classe non si ama più.
— Di chi la colpa?
— D'entrambi; di noi signore, che non sappiamo più ispirare; di voi altri signori, che non sapete più sentire. La nostra bellezza, che era delicata, si è fatta fievole; la nostra anima leggiera divenne futile. L'estrema volubilità della moda ci assorbe tutto il tempo, giacchè usciamo di casa due o tre volte al giorno, e dobbiamo improvvisare almeno sei abiti per stagione. Quindi la nostra vanità è senza requie, ed oramai senza soddisfazione. Vedete: oggi non vi è quasi più differenza di classe; la moglie dell'affittaiuolo veste come la moglie del principe che affitta; sono state educate nel medesimo convento, si servono della medesima sarta e delle stesse beneficenze. Le carrozze cominciano ad essere senza stemma, come le carte da visita, come le livree senza galloni, i guardaportoni senza mazza. I saloni per riempirsi hanno dovuto spalancare porte ed usci alla folla promiscua dei teatri; quindi nessuno vi dominò più. Le grandi dame ricusarono di sgrossare gl'invitati ben ricevuti e mal graditi, e trovarono più superbo il deriderli segretamente, subendoli in pubblico; le piccole signore vi continuarono le intimità del collegio, i borghesi vi raccolsero i rimasugli delle antiche buone maniere, e se ne decorarono; i popolani arricchiti, più rozzi e più forti, vi perdettero la loro forza originale ed il loro danaro acquisito. Le loro figlie sposarono i nobili decaduti o derubati; i loro figli si abbeverarono di umiliazioni, ed impararono a scrivere firmando le cambiali di coloro, che sulla onorabilità già offuscata del proprio nome li introducevano nelle case patrizie, dorate dall'oro antico ridorate dall'oro moderno. Una volta il salone era come una scuola superiore di buon gusto, l'anticamera dell'accademia per i letterati, o del parlamento per i politici: gli artisti vi arrivavano trionfando, il danaro redento da una prodigalità sontuosa e benefica. Oggi non è più nulla: vi si parla poco, vi si ama punto. Guardate: in tutti i saloni si giuoca; ma non ai giuochi d'azzardo, dove le maniere si formerebbero ancora nella necessità di mentire la propria forza o la propria fortuna, sibbene a bezigue o a picchetto. La bigotteria legittimista o mazziniana ha tolto lo spirito di una volta alla galanteria, la sincerità alla frivolezza: non si confessano più gli amanti, ma si palesano; lo scandalo, che spesso era la rivelazione di una bella originalità, e quindi accolto col sorriso, oggi è implacabilmente scacciato: e nel secolo, dove il matrimonio fu proclamato un contratto, e i principi del sangue in esilio sposano le figlie dei biscazzieri, non si permette più ad una signora di darsi per nulla, ad un uomo di offrirsi per intero.
E un sorriso di leggiera ironia chiuse questa maschia invettiva. Donna Augusta si raccolse un momento, quindi seguitò senza darmi tempo di rispondere:
— Che cosa venite a fare nella nostra società? Voi non avete le qualità necessarie per descriverla: non vedete come tutto vi è senza fisonomia, faccie e discorsi, azioni e sentimenti? Non vi è più nè una bella donna, nè un gran gentiluomo. Ieri un duca ricusava di battersi con un deputato, adducendo per pretesto la religione, come se il duello, invenzione cristiana, non fosse sempre stato un privilegio dell'aristocrazia. A questa festa non si è osato d'invitare la marchesa ***, perchè fuggita dal marito, e i giornali ne hanno parlato. Guardate in tutta questa folla; non vi è nè un poeta, nè un artista, nè un filosofo, nè un uomo di stato. Individui senza nome proprio, nè di famiglia, sono ammessi e fanno la legge; perchè oggi col suffragio universale la legge è il numero; l'aristocrazia non osa più essere se stessa, la borghesia, che ha conquistato il pensiero e il denaro, non è ancora arrivata a preferire quello a questo; invidia i nobili, che ha sconfitto e li scimmieggia; ne questua le parentele, ne mendica gl'inviti. Se domani la plebe facesse una rivoluzione, i banchieri del nostro secolo non saprebbero morire come i baroni del secolo passato; la religione non ha più nè un apostolo, nè un pensatore; la politica un riformatore od un tiranno. Non sorridete: bisogna bene che anche noi donne impariamo a fare un discorso, adesso che si sta discutendo la nostra capacità elettorale in parlamento. Sapete perchè l'aristocrazia non ama e non lavora, la borghesia lavora e non ama, la plebe ama e lavora? Perchè l'aristocrazia è morta, la borghesia è moribonda, la plebe è giovane, ed ha ancora davanti a sè un avvenire.
— Siete anche voi del partito di Schopenhauer come le signore tedesche: l'amore è il veicolo della vita?
— Forse meglio, la vita stessa: chi non vive non può amare, perchè non ha nulla da trasmettere.
— Così votereste per la repubblica.
— Giammai, è una forma antiquata. Tutte le repubbliche, che hanno vissuto, furono oligarchiche, le moderne non vivranno. In America, osservate, è appena l'amministrazione di un'immensa colonia; in Francia, un interregno; in Isvizzera, una parrocchia. Roma ha conquistato il mondo, Venezia raccolse la tradizione di Roma: Victor Hugo con tutta la enormità del proprio ingegno non ha potuto nemmeno rendere commovente l'agonia della seconda repubblica francese: Gambetta colle sue spalle da Ercole non sosterrà la terza. Solo la Comune ha saputo morire come Sardanapalo; e, quando si muore così, si rinasce.