A questo punto Prospero intervenne, e gridò risolutamente:
— No.
— La ragione dunque? — ripetè il presidente.
Prospero non gli si volse nemmeno, ebbe un gesto d'indifferenza, e si cacciò la mano in seno ricadendo nel silenzio di prima; mentre tutta la folla guardava verso l'oratore, cui l'interruzione aveva arrestato bruscamente a mezzo di un periodo. L'avvocato stentava a rimettersi.
In quel momento, io che guardavo Prospero, lo vidi trarsi di seno la mano, e spiare verso di noi: la duchessa osservava con un mezzo sorriso l'impaccio dell'avvocato; Prospero teneva in mano il cadavere di quella viola, che ella aveva perduto un anno prima, e della quale allora non si ricordava più.
Prospero abbassò lentamente la testa, come se la piegasse sul patibolo.
La duchessa non aveva veduto, io sola avevo compreso.
E donna Augusta tacque.
— La viola? — proseguì.