— Vieni?
— Sento di qui.
In quel momento, animato dalla corsa e dall'emozione, Giorgio era bellissimo: non sapeva bene quello che si facesse: distingueva appena gli oggetti. La espressione morente dell'Anna gli sfuggì.
Ella chiuse gli occhi abbacinata dalla sua visione.
— Scappo.
E scappò senza attendere la risposta.
Era notte: un chiarore pallido, filtrando per la finestra, bagnava cinque o sei mattoni del pavimento, il grugno brunito della macchina e lo specchietto della parete avevano a quando a quando un raggio. Tutti gli altri mobili erano spariti, la piega del lenzuolo, prolungandosi verso terra, faceva una chiazza indecisa nell'ombra.
Anna sonnecchiava: per un momento le parve di udir suonare, poi più nulla.
Aveva freddo, ma non ebbe la forza di ravvoltolarsi addosso le coperte, e si tirò solo un lembo del lenzuolo sul volto. La notte e il freddo crescevano, il chiarore si appannò, poi si spense del tutto nella camera.
Non si intese più nulla.