Comporre la propria musica e suonarla, ecco l'ultimo sogno. Gli antichi rapsodi, i meno antichi trovieri non inventavano assieme musica e poesia; non erano poeti, attori e suonatori ad un tempo? L'arte consisteva tutta nell'idea, epperò l'eseguire non era un creare, ma un trasmettere.
Giorgio volle essere artista. Aveva diviso la musica in epica e lirica, sinfonia e ode, quartetto e romanza. Egli sarebbe un lirico. Allora non ebbe più requie. Pensò di scrivere il proprio romancero, e di suonarlo in un nuovo pellegrinaggio pel mondo; e siccome nei mesi passati in orchestra con Gaspare, il direttore gli aveva appreso alcune lezioni di contrappunto, credette che potessero bastargli. Come tutti i giovani ribelli, egli non ammetteva quasi regole di sorta. In tale fermento di spirito trascorse un mese. Quando gli parve di aver trovato la nuova maniera, scrisse una lunga lettera esplicativa a Gaspare, che gli rispose con entusiasmo, lagnandosi solamente della loro separazione. E il suonatore scrisse musica. La sua prima romanza fu per l'Anna, una melodia semplice e lenta, nella quale agonizzava un gran dolore, e che malgrado alcune reminiscenze classiche era piuttosto bella. Un'armonia grave e monotona vi imitava il crepuscolo della sera, ricordando la semplicità di un povero destino operaio: poi alcune strida esprimevano quella terribile vigilia dell'Anna sul letto e la rivelazione terribile ed impetuosa, che ella aveva provato della vita; quindi l'armonia si prolungava attenuandosi, interrotta ancora da un singhiozzo, e si spegneva nelle lontananze dell'oblio come nella oscurità della tomba.
La prima volta, che la suonò per intero, l'ortolana, sola in casa, ne fu talmente compresa, che gli entrò in camera tra meravigliata e piangente.
Giorgio, che non era soddisfatto dell'opera, l'accolse freddamente, e le disse di averla scritta in tre giorni.
— In casa mia?
La buona donna non ne rinveniva.
— Le è morto qualcuno? — chiese poi —: io ho subito pensato al mio primo bambino.
Allora Giorgio palpitò e, appena uscita la Rosa, scrisse nel petto del violoncello, sotto la cordiera, questa epigrafe
QUI GIACE ANNA VENTURI.
Il sepolcro dell'Anna aveva quindi l'iscrizione.